Green Genetics, ammessi nuovi testimoni nel processo per l’esplosione che uccise due dipendenti

Gli imputati nel processo per la morte di Samuel Cuffaro ed Elisabetta d'Innocenti ribadiscono di non aver previsto il rischio del rogo, puntando a una riqualificazione del reato.

A Perugia, il processo legato alla tragedia della Green Genetics di Gubbio si concentra sulla responsabilità delle cinque persone alla sbarra, chiamate a rispondere per la morte dei dipendenti Samuel Cuffaro ed Elisabetta d’Innocenti. I due persero la vita il 7 maggio 2021 a causa di un’esplosione che devastò il laboratorio. Gli imputati, imprenditori e dirigenti dell’azienda, hanno dichiarato il profondo legame con le vittime, descrivendole come “amici, prima che collaboratori e dipendenti”. Questa vicinanza umana è alla base della linea difensiva, che insiste sulla buona fede con cui avrebbero condotto le loro attività.

Per la vicenda sono indagati  in cinque: i legali rappresentanti della società Green Genetics e il proprietario dello stabile di località Canne Greche, che secondo l’accusa erano consapevoli dell’estrema pericolosità del metodo utilizzato per abbattere il thc della cannabis, ma in nome del profitto non avevano messo in campo le misure di sicurezza e le precauzioni necessarie. Nello stabile la cannabis veniva lavata in lavatrici ad ultrasuoni utilizzando pentano, materiale altamente infiammabile, che era stoccato in grande quantità nel laboratorio. Un metodo ideato da Alessandro Rossi, uno degli imputati, che permetteva di portare il livello del principio attivo sotto il limite previsto dalla legge

Nel tentativo di ridurre la gravità delle accuse, le difese puntano a riqualificare il reato da omicidio doloso a omicidio colposo. L’accusa principale è che gli imputati, maneggiando il pentano infiammabile senza rispettare le normative di sicurezza, abbiano volontariamente accettato il rischio di un’esplosione. Tuttavia, uno degli imputati e fondatore dell’azienda ha affermato in aula: “Non potevo prefigurarmi la tragedia”.

La differenza tra i due capi di accusa è cruciale. In caso di conferma dell’omicidio volontario, la pena base prevista sarebbe di 21 anni di reclusione, mentre per l’omicidio colposo la sanzione sarebbe notevolmente inferiore. In tribunale, finora, tre dei cinque imputati hanno scelto di parlare, fornendo versioni mirate a delineare un contesto di ignoranza del rischio e di inesperienza nelle procedure di sicurezza.

A complicare il quadro, la Corte ha ordinato l’acquisizione delle schede di sicurezza associate ai fusti di pentano presenti in laboratorio al momento dell’incidente. Questi documenti potrebbero essere cruciali per chiarire se gli imputati fossero a conoscenza delle normative specifiche relative alla manipolazione del pentano, un elemento altamente infiammabile che richiede precauzioni rigorose.

Inoltre, la Corte ha approvato la convocazione di cinque nuovi testimoni per il mese di dicembre. Quattro di essi — due sottufficiali della Guardia di Finanza e due rappresentanti di aziende operanti nel settore — avranno il compito di fare chiarezza su un’altra accusa avanzata contro gli imputati: lo spaccio di droga. Le autorità sospettano infatti che la Green Genetics potesse aver utilizzato metodi non conformi per abbattere il principio attivo della cannabis light, contravvenendo alle normative e trasformando la commercializzazione della sostanza in una pratica illecita.

L’ultimo testimone ammesso dalla Corte è un vicino dell’azienda, che ha riferito di aver notato un insolito via vai di forze dell’ordine attorno al laboratorio nei mesi precedenti all’incidente. La sua testimonianza potrebbe offrire dettagli utili a ricostruire l’attività del laboratorio e il livello di attenzione che le autorità avevano sulla sede della Green Genetics.

Il processo è destinato a concludersi con una sentenza entro febbraio. La Corte, al termine della fase dibattimentale e dopo aver ascoltato i nuovi testimoni, valuterà se accogliere la tesi della difesa o confermare l’omicidio doloso, in linea con quanto sostenuto dall’accusa.

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