Marco Rizzo, candidato di Democrazia Sovrana Popolare alla presidenza della Regione Umbria, ha lanciato un forte monito riguardo alla situazione della sicurezza pubblica. In una nota ufficiale, Rizzo ha descritto un quadro allarmante, in cui scippi, risse, aggressioni e furti sono diventati episodi quotidiani, rendendo la cronaca locale simile a un “bollettino di guerriglia permanente”.
Rizzo non risparmia critiche alla politica mainstream, accusando sia la destra che la sinistra di ignorare i problemi reali dei cittadini. Secondo Rizzo, la destra promette sicurezza ma non attua alcuna misura concreta, mentre la sinistra nega l’esistenza dei problemi. Rizzo sottolinea che la sua lunga esperienza politica gli ha insegnato che i problemi di sicurezza si originano su un piano materiale e possono essere risolti solo attraverso interventi concreti.
Il candidato evidenzia che per migliorare la sicurezza è necessario ridurre la povertà, migliorare l’educazione e intensificare i controlli. Tutti questi elementi, secondo Rizzo, possono essere riassunti in una parola: lavoro. Infatti, Rizzo sostiene che la mancanza di lavoro incrementa la criminalità minore e l’abbandono del territorio porta a un crescente senso di impunità. Questo fenomeno non fa che aumentare la rabbia, la frustrazione e l’insicurezza tra i cittadini.
Rizzo insiste sull’importanza dei controlli, soprattutto per gestire situazioni come la movida notturna e l’ubriachezza. Avere agenti di polizia presenti in mezzo alla folla potrebbe prevenire numerosi incidenti e disordini, ma lamenta che le autorità preferiscono ignorare la realtà, affidandosi a politiche di austerità che limitano le risorse destinate alla sicurezza.
Infine, Rizzo critica duramente le politiche di spending review e le direttive europee che, a suo dire, penalizzano i lavoratori e le forze di polizia. Rizzo conclude che per garantire una maggiore sicurezza è necessario riprendere il controllo delle risorse finanziarie e investirle nei servizi essenziali, senza lasciarsi influenzare dalle lamentele di politici, sia di destra che di sinistra, che considera inefficaci.