Referendum Giustizia, al convegno per il Sì, il procuratore Sottani attacca: “Rischio spaccature”

Il capo della Procura di Perugia contesta la riforma costituzionale definendola divisiva e non rappresentativa

“Separazione delle carriere: le ragioni della riforma” organizzato dalla Camera Penale di Perugia Fabio Dean è il tema del convegno organizzato in vista del referendum sulla separazione delle carriere. La camera penale perugina si schiera per il si. Non così il procuratore di Perugia Sergio Sottani che nel suo intervento di saluto non dimentica di rimarcarlo, attaccando gli organizzatori.

Sottani ha denunciato lo squilibrio nella rappresentanza delle posizioni durante il convegno. Dei cinque relatori presenti, solo uno rappresentava le ragioni del no, nonostante l’autorevolezza dei partecipanti. Il procuratore ha evidenziato come persino uno dei due moderatori, il presidente della Camera Penale locale, si sia espresso pubblicamente a favore del sì durante un recente dibattito universitario.

La natura divisiva della riforma costituzionale

Secondo il procuratore, la riforma costituzionale presenta un carattere divisivo che contrasta con la natura stessa delle modifiche alla Carta fondamentale. “Una riforma costituzionale dovrebbe rappresentare la più ampia possibile convergenza per garantire la corretta convivenza civile”, ha affermato Sottani, criticando l’accelerazione del dibattito parlamentare.

Il magistrato ha proposto soluzioni alternative che avrebbero potuto evitare il referendum: la creazione di sezioni specializzate all’interno di un unico CSM per requirenti e giudicanti, forme di sorteggio temperato senza escludere completamente l’elezione diretta dei membri togati, e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare per tutte le magistrature, ipotesi già discussa nella Commissione Luciani.

Oltre la separazione delle carriere

Sottani ha contestato il titolo stesso del convegno, definendo “limitativa” la formula “separazione delle carriere”. Ha ricordato che nel giugno 2022 si tenne un referendum abrogativo sulla separazione delle funzioni, con un’affluenza superiore al 20%, e che tale obiettivo fu successivamente raggiunto con la riforma Cartabia, adottata pochi giorni dopo l’esito referendario.

La vera portata della riforma attuale, ha spiegato il procuratore, interviene sull’architrave costituzionale dell’autonomia del potere giudiziario rappresentato dal CSM, scardinando uno dei “quattro chiodi” indicati dai padri costituenti come garanzie dell’indipendenza della magistratura: il potere disciplinare.

Il rischio di politicizzazione del dibattito

Il procuratore ha difeso il diritto di tutti i cittadini, non solo dei tecnici specialisti, di esprimersi su una riforma che tocca “il cuore pulsante della giurisdizione e quindi della democrazia”. In questo contesto ha criticato le polemiche contro l’intervento di un noto divulgatore storico che ha espresso la propria opinione sulla riforma.

Sottani ha evidenziato tre conseguenze pericolose della contrapposizione referendaria. In primo luogo, si sottopone una delicata questione costituzionale a un pubblico non necessariamente informato, distratto da altre urgenze come lo scenario bellico internazionale. Ha quindi citato l’iniziativa dei “quindici volenterosi” che hanno raccolto firme per posticipare il referendum, iniziativa ignorata dalla maggior parte degli organi di informazione.

Il secondo rischio riguarda la connotazione politica del dibattito referendario, che assume il significato di un giudizio sul governo e sull’opposizione. “La magistratura deve rimanere assolutamente estranea a qualsiasi collegamento con le forze politiche”, ha ammonito il procuratore, sottolineando come un’eventuale politicizzazione lederebbe irrimediabilmente l’immagine di imparzialità e indipendenza della magistratura.

Le critiche all’avvocatura e ai toni della campagna

Sottani ha rivolto critiche anche a una parte dell’avvocatura, accusata di aver stemperato il dissenso verso interventi di politica securitaria, “quasi attratta da tatticismi politici finalizzati alla prospettiva di avere di fronte una magistratura divisa e indebolita”. Ha citato come esempio le denunce penali con richiesta di sequestro contro manifesti che invitano a votare no.

Il procuratore ha equiparato gli slogan semplificatori di entrambe le parti, incluse le affermazioni secondo cui la riforma migliorerebbe i tempi del processo o ridurrebbe gli errori giudiziari. Ha ricordato che lo stesso Ministro della Giustizia, padre della riforma, ha dichiarato che la modifica costituzionale non ha relazione con l’efficienza del sistema.

Il rischio di frattura nella giurisdizione

Nella conclusione dell’intervento, Sottani ha lanciato un allarme sul rischio di una contrapposizione tra avvocatura e magistratura che “sarebbe letale per la giurisdizione”. Il procuratore ha paventato un ritorno alle tensioni di alcuni lustri fa, quando vi fu forte animosità tra i protagonisti della giurisdizione.

“Denigrare la magistratura non offende solamente chi la rappresenta con il suo servizio, ma indebolisce la tenuta democratica del nostro Paese”, ha concluso il magistrato, richiamando il valore del confronto dialettico nel reciproco rispetto come senso profondo della giurisdizione.

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