Nel cuore di Perugia, dove ogni affaccio racconta secoli di storia e cultura, una nuova emergenza minaccia l’immagine della città. Dal suggestivo belvedere del Cortone, luogo tra i più amati e fotografati, lo sguardo oggi è catturato da qualcosa di ben diverso dalla bellezza dei tetti antichi o dei campanili silenziosi: una gigantesca scritta bianca, tracciata sul muro di via Ripa di Meana, ai piedi della monumentale basilica di San Domenico. Ne riferisce il Messaggero.
Un vero sfregio al paesaggio urbano, un colpo d’occhio doloroso per cittadini e turisti. La scritta rappresenta solo l’ultima manifestazione di un fenomeno che si sta espandendo senza controllo. Non si tratta più di episodi isolati: passeggiando poco lontano da corso Vannucci o percorrendo via Oberdan, le scalette di Sant’Ercolano e via dei Priori, si scopre un centro storico ormai segnato da numerosi imbrattamenti.
Le scritte vandaliche compaiono ovunque: tra le vetrine, sulle serrande dei negozi, sui portoni dei palazzi storici, persino su superfici in marmo e pietra. Nemmeno i negozi chiusi, che un tempo animavano le vie commerciali, vengono risparmiati. Il danno è doppio: non solo estetico, ma anche economico e culturale.
Un fenomeno in crescita senza confini
L’elemento più inquietante è la diffusione capillare del fenomeno. Non si tratta più solo di angoli nascosti o aree periferiche: le scritte sono visibili in pieno centro, in via Pinturicchio, nei pressi dell’Università per Stranieri, lungo via della Stella e via Cupa. Alcune facciate, da poco restaurate con investimenti pubblici e privati, mostrano già nuovi segni di degrado.
I semplici cartelli di divieto e le telecamere non sembrano più sufficienti a contenere il problema. Serve una strategia strutturale, che affianchi prevenzione, sensibilizzazione e interventi rapidi di pulizia.
Nessuna street art: solo vandalismo
Queste scritte non hanno nulla a che vedere con l’arte urbana di qualità: non raccontano storie, non abbelliscono, non arricchiscono il paesaggio urbano. Si tratta di tag, firme e simboli cifrati, spesso privi di senso, ma con un impatto devastante.
In una città che vive di immagine, turismo e cultura, dove ogni scorcio è parte integrante dell’accoglienza e dell’identità collettiva, il problema assume contorni ancora più gravi. La sfida è urgente: proteggere il patrimonio artistico e architettonico di Perugia non è solo una questione estetica, ma un impegno per il futuro della città.