Reddito pro-capite: Perugia cresce più della media nazionale

La provincia raggiunge quota 23.155 euro pro capite, allineandosi alla media nazionale e confermando una crescita superiore al dato regionale

Nel 2024 la provincia di Perugia ha registrato un reddito disponibile pro capite di 23.155,93 euro, un valore che la posiziona in linea pressoché perfetta con la media italiana, ferma a 23.155,09 euro. Il dato emerge dall’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria su dati e rapporto Unioncamere-Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, e colloca il capoluogo umbro al 44° posto nella graduatoria nazionale delle province italiane. La rilevazione fotografa una realtà provinciale che, nel panorama dell’Italia di mezzo, mostra una capacità di tenuta economica concreta e misurabile.

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici rappresenta la quota di risorse effettivamente utilizzabile per consumi e risparmio: si ottiene sommando i redditi percepiti, sottraendo imposte e contributi previdenziali, e aggiungendo pensioni, prestazioni sociali e trasferimenti pubblici ricevuti. Non è una grandezza astratta: è la misura più vicina alla capacità reale di spesa di una famiglia, quella con cui si pagano bollette, servizi, istruzione, salute.

Crescita del 3,24%: Perugia sopra la media nazionale

Il segnale più significativo non riguarda il valore assoluto, ma la dinamica di crescita. Il reddito disponibile complessivo delle famiglie perugine è salito a oltre 14,74 miliardi di euro, con un incremento del 3,24% rispetto al 2023. Si tratta di un ritmo superiore sia alla media nazionale (+3,03%) sia alla media del Centro (+3,06%). La provincia cresce più velocemente del Paese nel suo insieme, consolidando una posizione che in passato appariva più incerta.

Una parte rilevante di questa dinamica è attribuibile al mercato del lavoro: nel 2024 l’occupazione in Umbria è cresciuta a un ritmo superiore a quello nazionale, con un contributo importante del settore turistico. Più lavoratori occupati significa una base più ampia di redditi da lavoro, e quindi un sostegno diretto alla formazione del reddito disponibile aggregato.

Il divario con Terni: oltre 2.490 euro per abitante

Il confronto con la provincia di Terni illumina una delle caratteristiche più strutturali del sistema economico regionale. Terni si ferma a 20.660,55 euro pro capite, con una distanza da Perugia di oltre 2.490 euro, pari al 10,75%. È un divario che non riguarda soltanto i livelli assoluti, ma anche i tassi di crescita: Perugia +3,24%, Terni +2,52%. Le due province si muovono nella stessa direzione, ma a velocità sensibilmente diverse.

In questo contesto, Perugia contribuisce in modo determinante a sostenere la performance complessiva della regione, che nel 2024 ha registrato un reddito disponibile pro capite di 22.524,77 euro, posizionandosi al decimo posto tra le venti regioni italiane e crescendo del 3,37%, al di sopra sia della media nazionale che di quella del Centro.

Perugia nel quadro nazionale: sotto il Nord, sopra il Mezzogiorno

Pur allineandosi alla media italiana, la provincia di Perugia sconta ancora un ritardo rispetto alle punte più alte della graduatoria. Il Trentino-Alto Adige, prima regione per reddito pro capite con 29.344,74 euro, distacca l’Umbria di oltre 6.800 euro. La Lombardia, seconda con 28.154,62 euro, mantiene un vantaggio di circa 5.000 euro. Rispetto alle regioni del Mezzogiorno, invece, il margine è considerevole: la Calabria, ultima con 16.795,92 euro, si colloca quasi 6.500 euro al di sotto del dato di Perugia.

Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, ha sottolineato che “il reddito disponibile non misura soltanto quanto entra nelle tasche delle famiglie, ma anche la qualità dello sviluppo, la diffusione del lavoro, la distribuzione delle opportunità e la possibilità concreta di guardare al futuro con maggiore fiducia”.

La provincia di Perugia si conferma quindi come l’asse portante dell’economia umbra, capace di reggere il confronto con la media nazionale e di crescere a un ritmo superiore, pur restando inserita in una fascia intermedia del sistema produttivo italiano.

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