Accusato di spaccio di eroina un tecnico informatico di Perugia

La Procura chiede il rinvio a giudizio: trovato anche con marijuana e hashish in casa. L’uomo nega ogni responsabilità

Giudice tribunale

È accusato di aver ceduto una dose di eroina ad agosto 2024 a Ospedalicchio di Bastia Umbra. Per questo motivo, un tecnico informatico in servizio presso un istituto superiore della provincia di Perugia rischia il processo: la Procura della Repubblica ha richiesto il rinvio a giudizio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo avrebbe venduto 0,6 grammi di eroina, corrispondenti a 0,0800 grammi di principio attivo puro, come stabilito dalle analisi di laboratorio.

L’episodio si colloca all’interno di un’indagine più ampia che ha portato anche a una perquisizione domiciliare presso l’abitazione dell’indagato, dove sono state sequestrate diverse quantità di sostanze stupefacenti, tra cui marijuana e hashish.

Sequestrata droga in casa: marijuana e hashish tra gli oggetti personali

Durante l’ispezione presso il domicilio dell’uomo, gli investigatori hanno trovato:

  • 0,46 grammi di marijuana con un principio attivo del 13,6%, suddivisa tra un barattolo di vetro e un grinder per uso personale;

  • 2,8 grammi di marijuana, contenente un 8,72% di principio attivo;

  • 0,21 grammi di hashish, con una concentrazione del 45,59%, pari a circa 0,09 grammi di principio attivo puro.

Il materiale sequestrato ha rafforzato l’ipotesi accusatoria, anche se le quantità rinvenute sono compatibili con un uso personale. Tuttavia, il peso specifico della cessione dell’eroina resta al centro del procedimento penale avviato.

La difesa: “Non ho ceduto droga, solo denaro per un computer”

L’indagato, rappresentato dall’avvocato Maurizio Lorenzini, nega con fermezza l’accusa di spaccio, sostenendo che la sostanza al centro dell’indagine non era in suo possesso diretto. In particolare, secondo la difesa, la bustina con la polvere marrone sarebbe stata trovata a oltre un metro e mezzo di distanza dal luogo in cui si trovava l’uomo al momento dell’intervento.

Il tecnico ha inoltre spiegato che stava solo ritirando parte del denaro relativo alla vendita di un computer, e non era coinvolto in alcuna attività di spaccio. Un’argomentazione che sarà valutata nel corso dell’eventuale processo, qualora il giudice dovesse accogliere la richiesta della Procura.

Rinvio a giudizio in valutazione: il caso verso l’udienza preliminare

L’intera vicenda ora è al vaglio del giudice per l’udienza preliminare, che dovrà decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura. L’indagine, basata su elementi oggettivi come il sequestro della sostanza e le analisi chimiche effettuate, si scontra con una linea difensiva improntata sulla casualità della presenza dell’eroina e sulla assenza di una reale cessione da parte dell’indagato.

La situazione resta dunque in bilico tra la versione degli inquirenti e quella dell’imputato, in attesa delle valutazioni del giudice.

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