Ricostruzione e lavoro nel cratere sisma: occupazione in crescita a doppia velocità

Nel cratere del sisma 2016 il mercato del lavoro cresce più della media nazionale: la ricostruzione e il programma Next Appennino trainano occupazione e sviluppo

La ricostruzione post sisma si conferma non solo come un dovere verso i territori colpiti, ma anche come un potente motore economico e occupazionale. Nel cratere sismico del Centro Italia, e in particolare nel cosiddetto cratere ristretto, i numeri del mercato del lavoro viaggiano a una velocità doppia rispetto alla media nazionale. È quanto emerge dal report della struttura commissariale, che fotografa un trend di crescita costante e superiore alle attese, certificato da dati ufficiali.

A sottolineare la portata di questi risultati è il commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione sisma, Guido Castelli, da poco riconfermato nel suo incarico. “Sono dati straordinari, certificati – ha spiegato – che dimostrano come la ricostruzione, oltre a essere un dovere morale, sia un vero booster finanziario. Secondo le stime del Cresme, l’impatto economico complessivo porterà nel tempo a un aumento del Pil del cratere fino a sfiorare i 4 miliardi di euro, con una previsione di 3,8 miliardi già nel biennio 2028-2029.

Nel quadro delineato dal commissario, un ruolo decisivo sarà giocato dal coordinamento tra il programma Next Appennino e la Zona economica speciale, soprattutto dopo l’ingresso di Umbria e Marche. “Credito d’imposta, semplificazione burocratica e incentivi agli investimenti – ha evidenziato Castelli – aprono grandi opportunità, dal turismo ai servizi avanzati, e permettono ai territori di recuperare terreno dopo una lunga fase di transizione”.

Una crescita costante dei numeri

I numeri del report confermano questa traiettoria positiva. Nei 138 comuni del cratere sismico del 2016, le nuove attivazioni lavorative sono cresciute in modo costante negli ultimi tre anni: si è passati da 25,1 mila nel primo trimestre 2022 a 27,4 mila nel primo trimestre 2025, con un incremento del 9%. Il picco è stato raggiunto nel terzo trimestre 2023, con 30,8 mila nuove attivazioni.

La crescita più marcata riguarda proprio i comuni maggiormente colpiti dal sisma, dove la domanda di lavoro accelera a doppia cifra. Nella media del 2024, l’incremento annuo delle domande ha superato il +10%, arrivando al +13,1% rispetto alla media del 2022, un dato che quasi quadruplica il ritmo del 2023, fermo al +2,5%.

Anche il saldo netto degli occupati dipendenti, stimato dal Cresme sulla base dei dati Sisco, delle rilevazioni Istat e delle informazioni Inps sul lavoro autonomo, conferma il trend: nel cratere ristretto si registra un +6,6% rispetto allo stock di dipendenti del 2022. Un risultato che supera quello di regioni come Lazio, Lombardia ed Emilia-Romagna, pur in un contesto demografico più fragile e complesso.

“Questi numeri – si legge nel dossier – rafforzano l’evidenza che l’intensa attività di ricostruzione, unita alle azioni di rilancio, ha alimentato l’economia locale, producendo effetti diretti e indiretti che si sono tradotti in una concreta rivitalizzazione del mercato del lavoro”.

Next Appennino

Un ruolo chiave è svolto dal programma Next Appennino, in particolare dalla macro-misura B a sostegno degli investimenti delle imprese. Nei comuni colpiti dal sisma del 2016, i progetti approvati superano i 900 milioni di euro, tra risorse pubbliche e private. La strategia ha privilegiato i territori più fragili, con investimenti che arrivano fino a 2.900 euro per abitante nei comuni a più alta intensità di ricostruzione, contro una media di 1.666 euro sull’intero cratere.

Le stime ex-ante indicano un potenziale di 955 milioni di euro di maggiore valore aggiunto, pari al 14,5% del valore aggiunto del 2022, e l’attivazione di circa 4.700 nuovi posti di lavoro, con un’incidenza che sfiora il 4% dello stock occupazionale nelle aree più colpite.

Le proiezioni demografiche del Cresme aggiungono un ulteriore elemento di prospettiva: grazie alla sola ricostruzione, il cratere 2016 potrebbe contare quasi 40 mila residenti in più entro il 2043 rispetto agli scenari precedenti, l’equivalente di una città di medie dimensioni come Ascoli Piceno, Rieti o Macerata.

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