L’Umbria ribadisce la propria contrarietà ai nuovi criteri per la classificazione dei Comuni montani, ritenuti penalizzanti per il territorio regionale. A esprimere una posizione netta è l’assessore regionale alle Aree interne, Simona Meloni, intervenuta dopo l’ultima riunione della Conferenza delle Regioni, nella quale è tornata al centro del confronto la bozza d’intesa sul cosiddetto decreto Calderoli. La discussione è avvenuta nei giorni scorsi, a distanza di tre giorni dalla Commissione sulle Politiche della montagna, sede in cui l’Umbria aveva già annunciato il proprio “no” alla proposta di decreto.
“Ci vediamo costretti a ribadirlo: l’attuale impostazione complessiva delle norme che definiscono i nuovi criteri per la classificazione dei Comuni montani e il loro elenco è sbagliata e profondamente penalizzante per l’Umbria”, ha dichiarato Meloni. Secondo l’assessore, la proposta non solo rischia di tagliare fino a venti Comuni dall’elenco delle aree montane, ma mette in discussione aspetti centrali della vita quotidiana dei cittadini, incidendo negativamente su servizi, prospettive di crescita e tenuta dei territori.
Nel corso del confronto tra le Regioni, alcune amministrazioni hanno avanzato correttivi alla bozza di decreto. Tuttavia, per l’Umbria tali modifiche non sono ritenute sufficienti. “Anche con i correttivi che sono stati avanzati da alcune regioni negli ultimi giorni, per l’Umbria il documento resta inaccettabile”, ha sottolineato l’assessore. Secondo Meloni, procedere su questa linea significherebbe esporre la regione, “al pari della Sardegna”, a una penalizzazione fortissima, con il rischio di compromettere la stabilità di comunità considerate fondamentali per l’equilibrio complessivo del territorio umbro.
La questione non riguarda soltanto un aspetto formale di classificazione amministrativa. L’assessore evidenzia come l’esclusione di numerosi Comuni dall’elenco delle aree montane possa tradursi in un ridimensionamento dell’azione amministrativa costruita negli anni. “Si rischia infatti di smantellare un’azione amministrativa cruciale per l’Umbria”, ha spiegato Meloni, ricordando l’impegno della Regione nel garantire un presidio costante a favore dei residenti, nella tutela del patrimonio paesaggistico e rurale e nel sostegno allo sviluppo economico delle aree interne.
L’eventuale esclusione di circa 20 Comuni attualmente riconosciuti come montani comporterebbe, secondo l’assessore, conseguenze concrete e immediate. “Significa privare queste realtà e l’Umbria tutta di misure fiscali e incentivi per combattere lo spopolamento, mantenere i servizi e creare sviluppo economico”, ha affermato. Tra le misure a rischio rientrano agevolazioni per l’acquisto della casa, incentivi destinati ai lavoratori della sanità e della scuola disposti a trasferirsi nelle aree montane, oltre a sgravi contributivi e fiscali per le imprese e strumenti pensati per favorire l’insediamento di nuove attività imprenditoriali giovanili.
Meloni ha infine richiamato lo spirito originario della normativa nazionale, che mira a ridurre gli svantaggi strutturali delle aree montane. “Occorre ricordare che lo spirito della legge è superare gli svantaggi strutturali delle aree montane trasformandole da aree marginali a aree centrali per lo sviluppo e la tenuta demografica del nostro Paese e delle singole regioni”, ha dichiarato. “La proposta di decreto non risponde, a nostro giudizio, a queste primarie finalità”.