Il commissariamento imposto dal Governo a quattro Regioni sul tema del dimensionamento scolastico accende la protesta del Partito Democratico, che denuncia un attacco senza precedenti all’autonomia regionale e al diritto allo studio. A finire nel mirino dell’esecutivo sono Umbria, Emilia Romagna, Toscana e Sardegna, tutte amministrate dal centrosinistra, dove è stato nominato un commissario ad acta per attuare i nuovi criteri di riorganizzazione della rete scolastica.
“Un atto di estrema gravità” — denunciano congiuntamente i segretari regionali del Pd Damiano Bernardini, Luigi Tosiani, Emiliano Fossi e Silvio Loi — che mina i principi costituzionali della leale collaborazione tra Stato e Regioni. La misura, secondo i vertici locali del partito, rappresenta una forzatura istituzionale e un approccio autoritario che non tiene conto delle peculiarità territoriali, in particolare di quelle realtà più fragili dove la scuola è spesso l’unico presidio pubblico esistente.
Il nodo politico è evidente: commissariare esclusivamente Regioni amministrate dal centrosinistra appare come un’azione punitiva, dal sapore marcatamente istituzionale, che rischia di inasprire i rapporti tra Governo centrale e autonomie locali. Secondo il Pd, il metodo utilizzato non tiene conto né della diversità demografica e geografica, né della complessità sociale delle aree interne, montane e insulari.
Applicare criteri numerici rigidi, senza considerare il contesto, porta a una riduzione della qualità dell’offerta formativa, all’aumento del carico gestionale per i dirigenti scolastici e a una minore presenza dello Stato nei territori periferici. Un rischio concreto, soprattutto in zone già esposte a fenomeni di spopolamento e carenza infrastrutturale, dove le scuole rappresentano un fondamentale punto di riferimento per studenti e famiglie.
Il Partito Democratico sottolinea che la strada corretta sarebbe stata quella di avviare un confronto istituzionale serio, nel rispetto delle competenze regionali e della Costituzione. Invece, si è scelta una via unilaterale che, secondo i segretari regionali, mette in discussione la coesione territoriale e la qualità dell’istruzione pubblica. In particolare, si contesta l’utilizzo del Pnrr come giustificazione per misure drastiche, senza un adeguato coinvolgimento degli enti locali.
“Ridurre o accorpare gli istituti scolastici significa, in molte realtà, togliere opportunità e aggravare le disuguaglianze già presenti,” affermano Bernardini, Tosiani, Fossi e Loi. Il Pd chiede dunque una revisione immediata del provvedimento e l’apertura di un tavolo di confronto per costruire soluzioni condivise, flessibili e rispettose dei territori.