Il suicidio assistito come “espressione eloquente di una modernità che pare non tollerare più il limite”: è uno dei passaggi centrali dell’omelia pronunciata a Spoleto dall’arcivescovo monsignor Renato Boccardo, presidente della Conferenza episcopale umbra, nel corso del solenne pontificale in onore di San Ponziano, patrono della città e dell’intera archidiocesi. La riflessione è stata proposta durante la celebrazione religiosa, alla presenza della comunità diocesana, come lettura critica di alcuni orientamenti culturali e sociali contemporanei legati al fine vita, alla fragilità e al senso del limite umano.
Aprendo l’omelia, monsignor Boccardo ha richiamato una citazione dello scrittore Evelyn Arthur Waugh, riferita ai martiri inglesi: “Noi siamo gli eredi della loro vittoria, e godiamo di tutto ciò che essi hanno conquistato con la morte”. Un pensiero che l’arcivescovo ha poi collegato direttamente alla figura del patrono: “E noi spoletini – ha detto – possiamo affermare che anche il nostro San Ponziano ‘morì per vincere’”. Un’espressione che, nella lettura del presule, assume oggi nuovi significati e rischia di essere reinterpretata in modo distorto.
Proprio sul tema del “morire per vincere”, Boccardo ha invitato a distinguere tra il martirio cristiano e alcune posizioni che si stanno diffondendo anche in Italia sul fine vita. “‘Morire per vincere’, però, sono parole che possono descrivere pure certe posizioni che si stanno diffondendo anche in Italia, intese a permettere ai malati terminali di porre fine alla propria vita”, ha affermato, facendo riferimento ai Paesi in cui il suicidio è reso legale e “quasi, da promuovere”. In questo contesto, l’arcivescovo ha richiamato un caso recente, ricordando come “il suicidio assistito delle famose gemelle è stato presentato e celebrato sotto l’egida dell’autodeterminazione e della dignità, classificato come una ‘scelta libera’”.
Secondo il presidente della Ceu, dietro questa narrazione si cela una visione culturale più ampia: “In realtà espressione eloquente di una modernità che pare non tollerare più il limite, la fragilità o il declino”. Un passaggio che si inserisce in una riflessione più ampia sul valore della vita e sul significato della sofferenza, affrontata anche attraverso un’altra citazione significativa. Boccardo ha infatti ricordato le parole del pianista Giovanni Allevi, affetto da mieloma multiplo: “Nulla ti dona la consapevolezza della sacralità della vita come la sofferenza”.
Il tema del martirio, ha spiegato l’arcivescovo, non è rassicurante né consolatorio. “Non consola, non addolcisce, non si presta a devozioni facili”, ha detto, sottolineando però che la Chiesa ne custodisce la memoria “non per amore della morte, ma per fedeltà alla vita”. In questa prospettiva, il martire diventa una testimonianza esistenziale: “Perché il martire non insegna a morire; insegna a vivere in modo che anche la morte perda il suo potere assoluto. Una vita vale perché è orientata, non perché è indolore”.
Nel corso dell’omelia, monsignor Boccardo ha poi affidato a Dio una lunga serie di intenzioni che riguardano la vita quotidiana della comunità. “Vogliamo raccomandare a Dio le nostre famiglie, perché siano scuola di vera umanità e luogo di autentica educazione alla vita e all’amore”, ha affermato, ricordando anche i bambini, “perché siano protetti dalla malizia degli adulti e non siano sacrificati dall’egoismo dei genitori”, e gli adolescenti, “ai quali in città vengono venduti impunemente alcool e fumo”. Un pensiero è stato rivolto anche ai giovani, ai malati e ai politici, chiamati, secondo l’arcivescovo, a “operare sempre per il conseguimento del bene comune”.
Riferendosi infine a San Ponziano, Boccardo ha ricordato che “nel costruire la città, l’amore di Dio non è contro l’amore del prossimo” e che la comunità cristiana è chiamata a condividere impegni concreti per “alleviare sofferenze, sanare conflitti, difendere i deboli”. Un invito a mettere a servizio del vivere civile risorse di spiritualità e umanità, affinché la città e la diocesi diventino luoghi in cui “si ami gioiosamente la vita” e si rafforzi “la voglia di avere un futuro”.