Ferdinandi glissa su manifestazioni con Hannoun e si difende: “Mio ruolo solo istituzionale”

La sindaca Ferdinandi incalzata dalle interrogazioni dell'opposizione sulla partecipazione a eventi con il presunto finanziatore di Hamas arrestato a dicembre

Come era prevedibile, si è rivelata infuocata la seduta del consiglio comunale di Perugia sulle due interrogazioni presentate dall’opposizione sul caso Hannoun e sulla partecipazione della sindaca Vittoria Ferdinandi ad eventi con presente l’attivista giordano arrestato il 27 dicembre 2025 dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della Procura di Genova con l’accusa di essere membro e finanziatore di Hamas.

Le interrogazioni dell’opposizione sui fatti di Genova

Chiara Calzoni di Perugia Civica ha illustrato la prima interrogazione relativa agli eventi del 17 settembre 2025 a Genova. Con determina dirigenziale, la sindaca era stata autorizzata a partecipare a due eventi istituzionali: l’Assemblea dei sindaci di Anci Liguria e l’inaugurazione del Salone Nautico Internazionale. Nella stessa giornata si era svolta anche una manifestazione pubblica Pro-Palestina riconducibile all’area “Pro-pal”, cui aveva partecipato Ferdinandi insieme ad Hannoun.

L’opposizione ha sottolineato come il ruolo istituzionale del sindaco imponga particolare attenzione alle iniziative che possono assumere valenza simbolica, evitando che la partecipazione personale venga interpretata come avallo implicito di messaggi o soggetti controversi. I consiglieri hanno chiesto se la sindaca fosse consapevole della presenza di Hannoun, se intenda prendere le distanze da lui alla luce delle vicende giudiziarie e se confermi o riconsideri quella scelta politica.

La manifestazione perugina del 27 settembre sotto esame

Margherita Scoccia ha illustrato la seconda interrogazione, presentata dall’intera opposizione, relativa alla manifestazione del 27 settembre 2025 a Perugia con corteo cittadino e comizio finale. Tra i relatori figurava ancora Hannoun, mentre alla manifestazione perugina hanno partecipato la sindaca Ferdinandi, il suo capo di gabinetto e alcuni consiglieri comunali di maggioranza. L’iniziativa era stata promossa da associazioni locali, tra cui l’ONG “L’Umbria per la pace”.

L’opposizione ha evidenziato il dovere di chiarezza sulla natura della partecipazione del sindaco a manifestazioni politiche pubbliche, specialmente quando coinvolgono componenti dell’apparato politico-amministrativo comunale, circostanza che può indurre a percepire l’evento come espressione di un indirizzo ufficiale dell’Amministrazione. I quesiti hanno riguardato le modalità di invito ad Hannoun, la consapevolezza degli amministratori sul suo ruolo, l’eventuale presa di distanza dopo l’arresto e la trasparenza sui rapporti tra Comune e le associazioni promotrici.

La replica della sindaca: difesa del diritto di manifestare

Ferdinandi ha aperto la sua risposta rivendicando la scelta di affrontare il tema “nel primo consesso possibile”, definendo il suo impegno pubblico come “un atto di verità”. La sindaca ha accusato l’opposizione di aver presentato interrogazioni “con impianti abbastanza traballanti, ai limiti della calunnia” e di aver alimentato parallelamente una campagna mediatica volta a “piegare un’indagine giudiziaria a fini propagandistici e politici” per screditare “un movimento ampio, trasversale, plurale e pacifico”.

Citando Hannah Arendt, Ferdinandi, che aveva già accusato l’opposizione di strumentalizzare la vicenda ha dichiarato: “quando la verità dei fatti è distrutta, manipolata, piegata, la libertà politica è in pericolo”. La sindaca ha difeso la partecipazione a una manifestazione libera, pacifica e autorizzata come esercizio di un diritto costituzionale, specificando di essere a Genova come membro della direzione nazionale Anci, in missione istituzionale, e di aver scelto di scendere in piazza “nell’esercizio di un diritto sancito dalla Costituzione” senza fasce tricolori o simboli dell’ente.

Garantismo e principio di innocenza al centro della difesa

Ferdinandi ha rivendicato il diritto di avere una coscienza politica differenziata dall’opposizione, sottolineando che essere sindaca non significa rinunciare al pensiero critico. Ha affermato di non aver mai conosciuto né avuto rapporti con Hannoun e di non essere tenuta a sapere chi fosse presente alla manifestazione, competenza della Questura di Genova. La sindaca ha definito “ai limiti della calunnia” la richiesta di chiarire rapporti presunti con associazioni che finanziano Hamas.

Sul fronte del garantismo, Ferdinandi ha rilanciato il principio dell’innocenza fino alla sentenza definitiva come “principio assoluto di uno stato di diritto” che deve valere “anche quando è scomodo politicamente”, respingendo l’uso del garantismo “a fasi alterne”. Ha respinto l’accusa di essere anti-sionista o favorevole alla distruzione di Israele, rivendicando il sostegno alla soluzione “due popoli, due stati” e ribadendo che sostenere il popolo palestinese non significa appoggiare il terrorismo.

Il ruolo del Comune e la presa di posizione del PD

Ferdinandi ha definito “inaccettabile” l’interrogazione per i presupposti “falsi e non verificati”, precisando che il Comune di Perugia non è stato promotore, organizzatore né autorizzatore dell’uso della piazza per la manifestazione del 27 settembre, competenza esclusiva della Questura. L’ente si è limitato a coordinare viabilità e sicurezza urbana nei limiti delle proprie competenze. Se la Questura non ha evidenziato profili di criticità a settembre, ha argomentato la sindaca, questi non erano presenti.

Il Partito Democratico perugino ha espresso solidarietà alla sindaca, definendo l’operazione dell’opposizione “maldestra” e volta a “screditare” il lavoro della maggioranza con “forzature e mistificazioni”. Il PD ha condiviso pienamente le dichiarazioni di Ferdinandi, respingendo “con fermezza questo tentativo di strumentalizzazione politica” e riaffermando l’impegno “per una politica estera e locale fondata su pace, giustizia, diritti umani e autodeterminazione dei popoli”.

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