Angelantoni Life Science: dipendenti sospesi senza ammortizzatori sociali

Il Tribunale di Spoleto blocca la continuità aziendale: 70 lavoratori nel limbo previdenziale. Natale amaro per i dipendenti dell'azienda di Massa Martana dopo l'arrivo dei cinesi

Il Tribunale di Spoleto ha deciso di non gestire in continuità l’azienda Angelantoni Life Science di Massa Martana, lasciando i dipendenti in una condizione di sospensione senza tutele. La decisione riguarda oltre 70 lavoratori che si trovano ora senza retribuzione, senza contribuzione previdenziale e senza accesso agli ammortizzatori sociali, in un limbo giuridico in cui non risultano formalmente licenziati ma sono privi di qualsiasi diritto, compresa l’indennità di disoccupazione.

La Fiom Cgil di Perugia denuncia questa situazione definendola “assurda quanto desolante” e sottolinea come il clima di disimpegno generale renda ancora più difficile trovare una soluzione a una vertenza che definisce ingiustificabile.

La crisi dell’azienda biomedicale umbra

La vicenda della Angelantoni Life Science affonda le radici nell’acquisizione del 70% dell’azienda da parte di una società cinese, operazione che era stata presentata ai dipendenti come un’opportunità di crescita. Il socio di minoranza, Angelantoni Industrie, deteneva la quota restante.

Il progetto si è rivelato fallimentare. Solo grazie all’azione dei dipendenti è stata aperta la liquidazione giudiziale, sottraendo la disponibilità dell’azienda alla proprietà cinese, descritta dal sindacato come “un’interlocutrice assolutamente inaffidabile, incapace persino di gestire le minime attività dirigenziali”.

La Fiom Cgil aveva sperato che Angelantoni Industrie compisse un atto di responsabilità verso chi aveva lavorato per anni alle sue dipendenze, rilevando l’azienda per riavviare la produzione. Questa aspettativa si è infranta nei giorni scorsi, generando frustrazione tra i lavoratori.

La situazione attuale dei dipendenti

Circa dieci lavoratori erano stati richiamati dal socio di minoranza con contratti fino a dicembre e otterranno una proroga di tre mesi. Altri quindici dipendenti si trovavano in cassa integrazione a zero ore, nonostante avessero ripetutamente manifestato la disponibilità a svolgere qualsiasi attività necessaria, incluso l’inventario richiesto dal tribunale. Questi ultimi sono ora in sospensione.

Il sindacato critica l’assenza di alternative alla sospensione, ritenendo che sarebbe stato possibile tentare la continuità aziendale puntando su alcune delle attività e dei prodotti presenti, nonostante le dimissioni di diverse figure professionali avessero complicato il quadro.

 

Le responsabilità e le richieste del sindacato

La Fiom Cgil attribuisce la responsabilità principale agli amministratori cinesi, ma denuncia un problema strutturale più ampio: la cessione di aziende italiane a soggetti finanziari interessati esclusivamente a guadagni rapidi, senza prospettive industriali di lungo periodo.

L’organizzazione sindacale chiede che venga ancora tentata la cessione dell’azienda in blocco per permettere la ripresa dell’attività produttiva, sollecitando l’intervento delle istituzioni regionali. La vendita “a pezzi” per soddisfare i creditori dovrebbe essere considerata solo come ultima opzione.

Il sindacato sottolinea che in questi anni di crisi del manifatturiero non è accettabile che attività produttive chiudano nell’indifferenza generale, specialmente quando si tratta di realtà di eccellenza nel settore biomedicale con progetti e prodotti ancora validi.

Il futuro incerto dei lavoratori

Resta da vedere se i dipendenti potranno valorizzare la professionalità acquisita in anni di esperienza trovando continuità occupazionale, oppure se dovranno limitarsi a recuperare i crediti maturati, tra cui le ultime quattro mensilità non pagate.

La Fiom Cgil ribadisce che dal mondo imprenditoriale non è emerso finora alcun impegno concreto per recuperare questa realtà industriale, evidenziando il rischio che si concluda “una storia non per crisi di mercato ma per mancanza di imprenditori seri”.

La vicenda della Angelantoni Life Science rappresenta un caso emblematico del degrado economico territoriale, dove promesse di crescita e oltre 70 posti di lavoro rischiano di dissolversi nell’indifferenza istituzionale e imprenditoriale.

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