Carceri, il nuovo provveditore Guerriero detta le priorità: “Rete fra strutture, sovraffollamento e personale”

Sovraffollamento, carenze di organico e strutture inadeguate: il nuovo provveditore ha un lungo cammino davanti per riorganizzare il sistema penitenziario

Liberato Guerriero

Liberato Guerriero, nominato nuovo provveditore dell’Amministrazione penitenziaria per Umbria e Marche, si trova di fronte a un quadro complesso di sfide da affrontare. Con la creazione di un ufficio dedicato alle due regioni, finalmente indipendente dalla Toscana, si aprono nuove prospettive per una gestione più efficiente e mirata del sistema penitenziario. Tuttavia, diversi problemi critici continuano a pesare sul settore, e il sovraffollamento resta la priorità assoluta.

Il nuovo provveditore ha ereditato una situazione difficile, con circa 250 detenuti in più rispetto alla capienza prevista, un problema che contribuisce a generare una pressione costante sul sistema penitenziario regionale. Oltre al sovraffollamento, c’è una carenza di organico, che complica ulteriormente il lavoro di gestione e supervisione delle strutture: Saremo più vicini al territorio umbro marchigiano”, ha spiegato alla TGR.

Le strutture stesse sono spesso giudicate non adeguate alle necessità odierne, con impianti che necessitano di interventi urgenti per migliorare le condizioni di vita e il funzionamento delle carceri. La riorganizzazione di queste strutture, unita a un piano di riqualificazione del personale, costituisce una parte importante del lavoro che Guerriero intende portare avanti nei prossimi mesi.

Un altro tema centrale nella gestione dell’Amministrazione penitenziaria riguarda il difficile momento del fine pena, quando i detenuti si avviano verso la re-immissione nella società. La preparazione per il reinserimento sociale è fondamentale, e Guerriero punta a rafforzare le misure di supporto e accompagnamento per garantire un percorso di reinserimento che riduca il rischio di recidiva. “Dovremmo cercare un circuito penitenziario fra le due regioni in modo da collocare i detenuti nei posti giusti a seconda del reato, dell’età e delle prospettive di futuro che hanno, per questo dialogheremo anche col territorio- ha sottolineato- L’altro grande problema è il sovraffollameto: troppe persone da gestire vuol dire non poter dare loro l’attenzione che meritano. Poi c’è il fatto che persone in camere stipate, in condizioni non ottimali sono più predisposte ad aggressività. Metteremo mano anche all’altro problema, la carenza di personale penitenziario e giuridico pedagogico: la loro abnegazione non basta”.

Su questi temi, è già intervenuto il Sappe che salutando il nuovo provveditore, si è detto pronto a collaborare, restando però guardingo e chiedendo interventi strutturali. Certamente, il quadro si presenta particolarmente complesso per Capanne, dove lo stesso sindacato aveva chiesto le dimissioni dei vertici dopo l’ispezione e l’accertamento di condizioni igienico sanitarie difficili, oltre alla carenza di servizi.

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