Mielinumbria 2025 si è chiuso a Foligno con un bilancio positivo ma anche con un forte appello a intervenire sul futuro delle api e dell’intero comparto apistico. La manifestazione, giunta alla sua XXVII edizione, ha confermato il suo ruolo di riferimento nazionale e internazionale per la promozione del miele e della biodiversità, offrendo spunti di rilievo per affrontare la crisi che colpisce il settore, in particolare in Umbria.
Il calo degli alveari nella regione ha toccato il 9% nel 2024, secondo i dati diffusi da Naturalmiele, un valore molto superiore alla media nazionale (1,5%), nonostante l’aumento del numero di apicoltori (+3%). Una forbice preoccupante che riflette la difficoltà crescente di mantenere attivi gli alveari e produrre miele in quantità adeguate.
Il punto focale dell’evento è stato l’XI Forum degli Apicoltori del Mediterraneo, ospitato a Palazzo Trinci, che ha trasformato Foligno in un hub internazionale della cooperazione tra i Paesi del bacino mediterraneo. Con il supporto di FedApimed, APAU, Felcos Umbria, il Comune di Foligno e la Regione Umbria, il Forum ha affrontato temi centrali come i cambiamenti climatici, la sostenibilità e la perdita di habitat naturali.
L’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Meloni, è intervenuta durante la giornata conclusiva, annunciando l’apertura di un tavolo tecnico regionale e l’intenzione di integrare apicoltura e turismo attraverso un nuovo progetto: la “Strada delle Api”, un percorso esperienziale simile a quelli già esistenti per il vino e l’olio. L’obiettivo è valorizzare il miele umbro e rilanciare la filiera, coinvolgendo i piccoli produttori e rafforzando la rete di cooperazione territoriale.
Secondo Meloni, il miele umbro ha già fatto un salto di qualità, ma è necessario puntare su nuove strategie che passino dalla diversificazione agricola e dal rafforzamento delle colture favorevoli all’impollinazione. In questa direzione si è inserito anche l’intervento di Luca Ciampelli, presidente di Apau, che ha sottolineato l’importanza del girasole per il ritorno della produttività apistica. “Oggi questa coltura è quasi scomparsa, ma potrebbe essere recuperata con adeguate politiche di sostegno. Favorire la fioritura significa alimentare le api e salvare l’intero ecosistema agricolo”, ha dichiarato.
Il crollo delle rese medie per alveare è una delle criticità più evidenti: a influire sono cambiamenti climatici, eventi estremi, ma soprattutto la scomparsa di fioriture utili. Meno fiori significano meno nutrimento per le api e, quindi, meno miele e meno impollinazione per tutte le altre colture.
Dalla manifestazione è emerso che più api sul territorio significano maggiore produttività agricola, più biodiversità e un ambiente più sano. Per questo, secondo Ciampelli, è necessario attivare rapidamente il tavolo tecnico tra Regione, apicoltori e mondo agricolo, con l’obiettivo di identificare le colture più strategiche per la sopravvivenza degli insetti impollinatori.
A rafforzare la dimensione internazionale dell’evento, la presenza di delegazioni provenienti da una decina di Paesi, tra cui anche l’ambasciatore della Slovenia in Italia, Matjaz Longar. Il Forum ha offerto momenti di confronto tra esperti del settore agricolo, sanitario e istituzionale, ribadendo l’urgenza di strategie condivise a livello mediterraneo per tutelare le api.