Con il 20,4% di negozi sfitti, pari a 2.155 locali vuoti, l’Umbria si posiziona al settimo posto in Italia nella classifica delle regioni con la più alta percentuale di spazi commerciali inutilizzati. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Ufficio Studi di Confcommercio, presentato in vista dell’iniziativa nazionale “inCittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono”, che mette sotto i riflettori la trasformazione dei tessuti urbani e il declino del commercio di prossimità.
Un trend inarrestabile: 140 mila negozi chiusi in 12 anni
A livello nazionale, negli ultimi dodici anni hanno chiuso oltre 140 mila attività commerciali tra negozi tradizionali e ambulanti. Il fenomeno ha colpito duramente soprattutto i centri storici e i piccoli comuni, dove la chiusura delle saracinesche ha impatti profondi sulla tenuta economica, sociale e urbana dei territori.
Secondo Confcommercio, nel 2025 si stimano circa 105 mila locali sfitti, con uno su quattro inutilizzato da oltre un anno. L’Umbria, storicamente caratterizzata da un tessuto commerciale diffuso e radicato, non è immune da questa tendenza. I dati confermano un progressivo svuotamento della rete distributiva, in un contesto in cui il settore terziario cresce ma resta poco avanzato, e l’industria continua a contrarsi.
L’Umbria tra le regioni più colpite
In termini percentuali, l’Umbria è superata da regioni come Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Liguria, che superano il 25% di locali sfitti, ma si colloca comunque nella parte alta della classifica. Le regioni con il maggior numero assoluto di spazi commerciali inutilizzati sono Lombardia, Veneto e Piemonte.
Le proiezioni indicano un rischio concreto di peggioramento: entro il 2035 potrebbero chiudere altre 114 mila imprese in Italia, con effetti devastanti soprattutto nelle città medio-grandi del Centro-Nord, dove la densità commerciale si sta assottigliando rapidamente.
Le proposte di Confcommercio: una strategia urbana condivisa
Per fronteggiare la desertificazione commerciale, Confcommercio propone una Agenda urbana nazionale, da costruire in sinergia con Governo, Regioni e Comuni. L’obiettivo è coordinare le politiche per le città, sostenere le economie di vicinato e promuovere il riuso degli spazi sfitti attraverso:
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canoni calmierati e incentivi pubblico-privati,
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regole uniformi per i Distretti Urbani del Commercio,
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piani comunali pluriennali per sostenere il tessuto commerciale,
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logistica urbana più efficiente,
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piattaforme di welfare territoriale a supporto del commercio locale.
Sangalli: “Senza interventi, città fantasma entro il 2035”
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha definito il fenomeno della desertificazione come “un problema economico, sociale e di coesione”. Ogni negozio chiuso, ha spiegato, significa meno sicurezza, meno attrattività, meno servizi e meno socialità. Un trend che rischia di svuotare le città, rendendole “fantasmi urbani” in assenza di interventi mirati.
Sangalli ha ribadito la necessità di politiche fiscali più eque, accesso agevolato al credito per le microimprese e programmi di rigenerazione urbana, ricordando il progetto Cities, già presentato anche a Perugia, che punta alla riqualificazione delle aree in declino attraverso il rilancio delle economie locali e un uso più sostenibile dello spazio urbano.