Omicidio Bertini: disposta perizia psichiatrica per la figlia accusata del delitto

Il giudice dispone una perizia psichiatrica per Scilla Bertini, accusata dell'omicidio del padre, Claudio, morto nel marzo scorso a Foligno

L’indagine sull’omicidio di Claudio Bertini, l’anziano ottantacinquenne trovato morto nella sua abitazione a Foligno lo scorso marzo, ha registrato un nuovo sviluppo significativo. Il giudice per le indagini preliminari di Spoleto, Luca Cercola, ha disposto una valutazione psichiatrica sulla figlia della vittima, Scilla Bertini, accusata di omicidio volontario aggravato. La richiesta di esaminare le condizioni psichiatriche della donna e la sua capacità di intendere e di volere è stata affidata al perito nel corso di un incidente probatorio volto a chiarire le circostanze della morte del padre.

Scilla Bertini, quarantaquattrenne, è in carcere da otto mesi con l’accusa di aver strangolato il padre, che viveva con lei in condizioni di grave difficoltà. La ricostruzione della procura di Spoleto, guidata dal sostituto procuratore Vincenzo Ferrigno, sostiene che l’omicidio sia avvenuto dopo una serie di liti tra i due, legate principalmente alla gestione del tenore di vita e all’utilizzo dei risparmi del padre, che viveva di pensione. Secondo le indagini, l’anziano sarebbe stato strangolato a mani nude dalla figlia, probabilmente in un momento di esasperazione legato anche all’utilizzo della carta di credito del padre. Le forze dell’ordine hanno infatti riscontrato grosse spese per prodotti non essenziali, come cosmetici, profumi e abbigliamento, effettuate dalla figlia negli ultimi periodi di vita del padre, utilizzando la carta a lui intestata ma di fatto in suo possesso.

L’ipotesi iniziale sulla morte di Claudio Bertini era stata quella di una morte naturale, come denunciato dalla stessa figlia. Tuttavia, il medico legale Sergio Scalise Pantuso, incaricato dell’autopsia, ha smentito questa versione, rilevando che la morte era avvenuta diversi giorni prima della chiamata dei soccorsi e che i segni di strozzamento sul collo indicavano chiaramente che si trattava di un omicidio. Questi elementi hanno portato la procura di Spoleto a disporre il fermo di Scilla Bertini due settimane dopo l’intervento dei soccorsi e l’arrivo dei carabinieri nell’appartamento di via Emilia.

La difesa della donna, rappresentata dall’avvocato Marusca Margutti, ha tuttavia contestato l’ipotesi dell’omicidio, sostenendo la tesi della morte naturale causata probabilmente da una caduta accidentale dell’anziano, un’argomentazione supportata dal consulente medico difensore.

La valutazione psichiatrica disposta dal giudice per determinare la capacità di intendere e di volere di Scilla Bertini è un passaggio fondamentale per l’evoluzione delle indagini. Sarà determinante per chiarire se la donna fosse in grado di rendersi conto delle sue azioni al momento dell’omicidio e, quindi, per definire le responsabilità penali in merito al delitto.

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