Hanno lasciato i banconi delle farmacie per affollare piazza Italia, a Perugia, trasformata per un giorno nel cuore della protesta dei farmacisti umbri. Il presidio, organizzato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, ha raccolto l’adesione di oltre 300 lavoratori provenienti da tutta la regione, riuniti per chiedere con forza il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto il 31 agosto 2023.
L’iniziativa è iniziata come sit-in, ma si è trasformata rapidamente in un corteo spontaneo che ha attraversato corso Vannucci e via Baglioni, animato da fumogeni, striscioni e slogan. “Contratto”, “rispetto”, “giustizia”: queste le parole chiave che hanno risuonato tra le voci e i fischietti dei partecipanti. In uno dei cartelli si leggeva: “Sempre più responsabilità, mansioni e doveri: un adeguamento dignitoso del nostro contratto è il minimo che ci spetta”.
Il contratto, riferito ai lavoratori delle farmacie private, riguarda circa 1.000 addetti solo in Umbria. Secondo i sindacati, la partecipazione alla manifestazione ha dimostrato che si tratta di una protesta concreta, non simbolica, espressione di un malessere diffuso e condiviso. La rottura del tavolo di trattativa con Federfarma, avvenuta nelle scorse settimane, ha infatti innescato un’escalation di tensione che ha portato alla mobilitazione generale.
Dal palco allestito davanti alla sede della Giunta regionale, i rappresentanti sindacali hanno denunciato la proposta della controparte: 180 euro lordi di aumento complessivo, definita “vergognosa e umiliante”. “Non solo non tiene conto dell’inflazione”, hanno spiegato i segretari territoriali, “ma ignora completamente il valore reale della professione e il ruolo essenziale che le farmacie private svolgono nel sistema sanitario nazionale”.
Dietro la rivendicazione salariale, c’è anche un tema più ampio di riconoscimento professionale. “I farmacisti non si limitano a dispensare medicinali”, hanno spiegato i sindacati, “ma sono il primo presidio di assistenza sanitaria sul territorio, riferimento quotidiano per milioni di cittadini. Operano con grande competenza, carichi di responsabilità crescenti, turni festivi, formazione obbligatoria continua e retribuzioni che spesso non superano i 1.500 euro mensili”.
La frammentazione del settore ha reso difficile, in passato, la costruzione di un movimento unitario. Ma la manifestazione di Perugia dimostra un nuovo livello di coesione tra i lavoratori, che hanno deciso di unirsi per difendere la dignità della loro professione. “Abbiamo sempre cercato un confronto costruttivo”, ribadiscono Filcams, Fisascat e Uiltucs, “ma oggi chiediamo risposte concrete: adeguamenti salariali equi, maggiore conciliazione tra tempi di vita e lavoro, valorizzazione della formazione e riconoscimento del ruolo all’interno della ‘farmacia dei servizi’”.
L’appello a Federfarma è netto: “Torni al tavolo e chiuda il negoziato in tempi rapidi”. In caso contrario, avvertono i sindacati, la mobilitazione continuerà. Il percorso di protesta, avviato il 20 ottobre con il coordinamento nazionale dei delegati e proseguito con un’assemblea unitaria che ha coinvolto 4.000 farmacisti in tutta Italia, non si fermerà. Nuove iniziative sono già in fase di organizzazione.
“Il messaggio – concludono le sigle sindacali – è chiaro: non si può più ignorare una categoria fondamentale per la sanità pubblica. La dignità dei farmacisti va rispettata con atti concreti, non con promesse al ribasso”.