Meredith Kercher, Mignini: “Coinvolto un altro nome non ancora uscito”

A otto anni dall’omicidio di Perugia, l’ex magistrato Giuliano Mignini parla di un possibile nuovo sospetto, ma la Procura esclude la riapertura del caso.

A otto anni dall’omicidio di Meredith Kercher, il magistrato Giuliano Mignini, che coordinò le indagini su uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi decenni, è tornato a parlare del delitto in un’intervista rilasciata a La Stampa. L’ex procuratore ha rivelato di avere ricevuto nuove informazioni su un possibile sospetto mai emerso prima, una figura che, secondo la sua fonte, sarebbe fuggita all’estero pochi giorni dopo il delitto.

“Una fonte che ritengo affidabile mi ha fatto il nome di un individuo mai preso in considerazione prima d’ora”, ha dichiarato Mignini, precisando di aver già trasmesso la segnalazione alla Procura della Repubblica di Perugia. Tuttavia, secondo quanto riportato dall’ANSA, la magistratura non ha ravvisato elementi sufficienti per una nuova indagine e non aprirà alcun fascicolo aggiuntivo. Il caso, dunque, resta formalmente chiuso, racchiuso nelle sentenze ormai definitive che hanno segnato il complesso iter giudiziario.

La vicenda risale alla notte tra il 1° e il 2 novembre 2007, quando Meredith Kercher, studentessa inglese di 21 anni, venne trovata senza vita nel suo appartamento di via della Pergola a Perugia, dove viveva come fuori sede insieme ad altre coinquiline. Dopo anni di processi, appelli e ribaltamenti, l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio resta Rudy Guede, riconosciuto colpevole in concorso con ignoti e condannato a 16 anni di reclusione, pena ormai completamente scontata.

Gli altri due principali indagati, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, dopo un lungo e complesso percorso giudiziario, sono stati assolti in via definitiva nel 2015 dalla Corte di Cassazione. Entrambi si sono sempre proclamati innocenti, sostenendo di non aver avuto alcun ruolo nella morte della studentessa britannica.

Nonostante la chiusura del caso, il nome di Amanda Knox è rimasto legato alla vicenda giudiziaria per un altro filone processuale. Solo pochi mesi fa la Cassazione ha confermato la condanna per calunnia nei confronti del musicista Patrick Lumumba, che Knox aveva falsamente accusato durante le prime fasi delle indagini. Lumumba è stato poi completamente scagionato, mentre l’americana ha ribadito la propria innocenza anche su questo fronte, definendo le sue dichiarazioni iniziali “frutto di un interrogatorio estenuante e di enorme pressione psicologica”.

Le parole di Mignini, che riaprono idealmente una ferita mai del tutto rimarginata, hanno riportato l’attenzione su un caso che, a distanza di anni, continua a suscitare interesse e dibattito in Italia e all’estero. Tuttavia, la Procura di Perugia ha precisato che “non sussistono nuovi elementi di indagine” e che la vicenda rimane chiusa sotto il profilo giudiziario.

Perugia, dunque, ricorda ancora Meredith Kercher come una giovane vita spezzata e un caso simbolo di complessità giudiziaria e mediatica, destinato a restare una pagina dolorosa della cronaca italiana.

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