L’artigianato umbro, come cambia: in diminuzione gli elettricisti, aumentano le estetiste

L'artigianato umbro evolve verso il digitale, ma con difficoltà. La regione registra una contrazione delle imprese e una lenta adozione delle nuove tecnologie

L’artigianato italiano sta attraversando una profonda trasformazione. Se un tempo l’artigiano era il professionista che bussava alla porta con la cassetta degli attrezzi, oggi può arrivare in Uber, offrire servizi digitali, come la creazione di siti web, o gestire la propria attività direttamente dal cellulare. Questo cambiamento, descritto da Unioncamere e InfoCamere, evidenzia come l’artigianato tradizionale stia cedendo il passo a nuovi modelli più digitalizzati e urbani, rispondendo a bisogni e consumi sempre più personalizzati e orientati al benessere.

Crescita e declino nelle professioni artigiane in Italia

Tra il 2022 e il 2024, alcune professioni artigiane hanno visto una crescita significativa: gli estetisti (+7,7%), i tassisti (+5,8%) e gli specialisti ICT (+5,4%) sono aumentati, mentre mestieri più tradizionali, come falegnami (-7,1%), imbianchini (-8,5%) e trasportatori (-1,7%), hanno registrato una flessione. Questo riflette un cambiamento nei consumi, sempre più focalizzati su benessere e servizi personalizzati, con un forte accento sulla digitalizzazione.

L’Umbria: adattamento lento all’innovazione

Anche l’Umbria partecipa a questa evoluzione, ma con un ritardo rispetto ad altre regioni italiane. Secondo i dati elaborati da Unioncamere e InfoCamere dalla Camera di commercio dell’Umbria, tra il 2022 e il 2024, alcune professioni artigiane sono cresciute moderatamente. Gli estetisti sono aumentati del 6,2%, i tassisti del 2,6% e i serramentisti dell’11%. Tuttavia, mestieri come falegnami e elettricisti sono in calo, con una diminuzione rispettivamente del 5,7% e del 4,9%. Nonostante ciò, i trasportatori umbri hanno visto una crescita (+5,1%), a fronte di un incremento nazionale più contenuto (+1,7%).

Nel complesso, la situazione dell’artigianato in Umbria appare contrastante. Dal 2015 al 2024, infatti, le imprese artigiane umbre sono diminuite dell’11,8%, una percentuale superiore alla media nazionale (-8,5%). Rispetto al 2019, la contrazione umbra è stata del 5,4%, contro il 3,5% nazionale. Questo andamento evidenzia una difficoltà strutturale del sistema produttivo regionale nell’adattarsi a un contesto che richiede innovazione, specializzazione e digitalizzazione.

Il ritardo digitale in Umbria

Una delle sfide principali per l’artigianato umbro è rappresentata dalla digitalizzazione. Mentre a livello nazionale le imprese artigiane ICT sono cresciute del 5,4%, in Umbria la situazione è statica: le imprese di questo settore sono rimaste solo cinque nel 2022, e sono rimaste tali anche nel 2024. Questo dato evidenzia il ritardo della regione nell’adottare tecnologie moderne e digitalizzare i processi produttivi, un gap che limita le potenzialità di crescita e innovazione.

Le nuove generazioni e il futuro dell’artigianato

A livello nazionale, donne, giovani e imprenditori stranieri sono i principali motori di crescita del settore artigiano. Le imprese femminili sono in aumento, con un +11% tra gli estetisti e un +14,8% tra i tassisti. Gli under 35 stanno guidando l’espansione dei settori digitali, con un aumento del 15,6% per gli specialisti ICT. Inoltre, gli imprenditori stranieri sono in forte crescita, con aumenti del 29% nel settore ICT e del 28% tra i tassisti.

Questi cambiamenti mettono in luce un futuro dell’artigianato che passa per il rinnovamento generazionale, l’ingresso di nuove competenze e la contaminazione tra tradizione e innovazione.

La visione del presidente della Camera di Commercio dell’Umbria

Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria, sottolinea che l’Umbria soffre particolarmente la contrazione dell’artigianato. Il presidente afferma che non si tratta solo di numeri, ma di un intero modello produttivo che fatica a rinnovarsi. Troppi piccoli imprenditori restano soli, senza il supporto adeguato per affrontare la transizione digitale o per accedere a strumenti finanziari e reti di collaborazione.

Secondo Mencaroni, è necessario un impegno strutturale delle istituzioni per aiutare le imprese artigiane a modernizzarsi. Non bastano incentivi occasionali, ma servono percorsi di accompagnamento continuativi, politiche industriali orientate all’innovazione e investimenti nella formazione tecnica e nel ricambio generazionale. Senza un’artigianato forte, conclude, l’Umbria rischia di perdere una parte importante della sua identità culturale e produttiva.

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