La Corte costituzionale ha annullato due disposizioni della Regione Umbria, giudicate illegittime per aver destinato risorse del Fondo sanitario regionale all’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa). La sentenza n. 150/2025, depositata a seguito di un ricorso promosso dalla Corte dei conti dell’Umbria, sancisce una violazione dell’articolo 117 della Costituzione e del principio di armonizzazione dei bilanci pubblici.
Nel mirino della Consulta sono finiti 14.213.516,19 euro, stanziati nel bilancio 2023, utilizzati “in via generale e indistinta” per coprire spese dell’Arpa, senza distinguere tra attività sanitarie finanziabili e attività ambientali, escluse dal perimetro del Fondo sanitario.
La Corte: “Violata la competenza legislativa esclusiva dello Stato”
Nel testo della pronuncia, la Corte costituzionale richiama i principi già espressi nella sentenza n. 1 del 2024, ricordando che l’art. 20 del decreto legislativo 118/2011 impone alle Regioni una netta distinzione tra le spese sanitarie – in particolare quelle destinate ai Livelli essenziali di assistenza (Lea) – e le altre voci di bilancio. “Le disposizioni censurate – si legge – hanno assegnato risorse all’Arpa senza specificare la natura delle prestazioni, violando la disciplina di contabilità pubblica”.
Secondo la Consulta, l’atto della Regione Umbria ha compromesso l’equilibrio e il corretto utilizzo del Fondo sanitario, travalicando i limiti stabiliti dalla legge statale e interferendo con le competenze esclusive dello Stato in materia di finanza pubblica, come previsto dall’art. 117, secondo comma, lettera e) della Costituzione.
Le risorse Arpa riallocate con fondi alternativi
La Regione Umbria, in attesa del pronunciamento della Corte, aveva già avviato un percorso di rettifica. Le attività non sanitarie dell’Arpa non sono state interrotte, ma rifinanziate attraverso capitoli di spesa alternativi, esterni al perimetro del Fondo sanitario. Un’azione che ha evitato ripercussioni immediate sul funzionamento dell’agenzia ambientale e sui Lea.
M5S: “Una bocciatura netta della giunta Tesei”
Non si è fatta attendere la reazione politica alla sentenza. La deputata umbra del Movimento 5 Stelle, Emma Pavanelli, ha parlato di “pesantissima bocciatura delle politiche gestionali della precedente amministrazione Tesei”, accusata di aver sottratto fondi essenziali alla sanità per destinarli a spese non pertinenti.
“Si tratta – ha dichiarato Pavanelli – di una scelta priva di trasparenza, in aperta violazione delle norme contabili e dei principi costituzionali. La sanità non può essere utilizzata come un bancomat per altre esigenze amministrative. È stato messo a rischio il diritto alla salute dei cittadini umbri”.
La parlamentare ha poi elogiato l’operato dell’attuale amministrazione regionale guidata dalla presidente Daniela Proietti, che ha avviato un processo di riallocazione corretta delle risorse e rafforzamento dei controlli interni, nel rispetto delle linee guida statali e della stessa sentenza della Consulta.
Una gestione contabile sotto osservazione
Il caso evidenzia la delicatezza dei meccanismi finanziari regionali, soprattutto in un settore cruciale come quello sanitario. La Corte dei conti aveva segnalato per tempo il rischio di commistione tra fondi destinati ai Lea e spese estranee al comparto salute. La sentenza della Consulta conferma l’irregolarità di tale operazione, lanciando un monito a tutte le Regioni sull’importanza della trasparenza nella gestione dei bilanci pubblici.