Approvata in via definitiva dall’Assemblea legislativa dell’Umbria la legge sulle “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro”, un provvedimento che segna una svolta normativa per la regione. Il testo mira a colmare un vuoto legislativo, offrendo un sistema chiaro per individuare le aree dove è possibile o vietato realizzare impianti a fonti rinnovabili. L’obiettivo è duplice: accelerare il passaggio verso l’energia pulita senza compromettere l’identità paesaggistica dell’Umbria.
Secondo quanto illustrato dall’assessore regionale Thomas De Luca, la legge è il risultato di un lungo percorso partecipativo, con oltre cento incontri sul territorio, assemblee pubbliche, consultazioni con Comuni, associazioni di categoria e comitati locali. “Ognuno ha avuto voce, e questo testo è il frutto di un lavoro collettivo”, ha dichiarato De Luca, sottolineando l’importanza di una transizione ecologica che non comporti consumo di nuovo suolo.
La normativa introduce incentivi concreti per chi realizza impianti nelle aree idonee, che comprendono superfici già compromesse o urbanizzate, come capannoni dismessi, parcheggi, discariche, aree lungo autostrade e ferrovie, e persino le aree già utilizzate per Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). In questi casi, i procedimenti autorizzativi saranno più snelli e il parere paesaggistico non sarà vincolante, pur rimanendo obbligatorio.
Le aree non idonee vengono invece tutelate in modo stringente. Si tratta di territori di particolare valore ambientale o culturale: siti UNESCO, zone Natura 2000, aree sopra i 900 metri di altitudine, la fascia pedemontana olivata Assisi-Spoleto, territori a rischio idrogeologico e centri storici. In queste zone, sono previsti limiti severi e fasce di rispetto che possono arrivare fino a 3.000 metri per gli impianti eolici.
La legge promuove anche criteri di alta qualità progettuale, imponendo documentazione tecnica approfondita e garanzie finanziarie a copertura di eventuali dismissioni degli impianti. Sono previsti oneri istruttori differenziati: più bassi per i progetti nelle aree idonee e azzerati per le Comunità Energetiche.
Un’attenzione particolare è riservata alle CER, che potranno svilupparsi più facilmente anche senza dimostrare a priori i fabbisogni energetici dei membri. Questo favorisce la crescita graduale e l’inclusione di nuovi soggetti. Inoltre, per sostenere l’agricoltura regionale, la legge autorizza impianti agrivoltaici avanzati anche in aree non idonee, ma solo se strettamente legati ad aziende agricole umbre che pratichino agricoltura biologica o allevamenti di razze autoctone.
Per quanto riguarda l’eolico, la Regione ha previsto aree specifiche a bassa visibilità panoramica e con adeguata ventosità, dove potranno essere installati impianti superiori a 1 MW con determinate caratteristiche tecniche.
Un ruolo attivo è affidato ai Comuni, che potranno definire zone non idonee nei centri storici a condizione che propongano alternative per soddisfare i bisogni energetici locali, anche attraverso il ricorso a CER. Entro 120 giorni è prevista la pubblicazione della mappatura delle aree idonee all’eolico e, entro 180, di tutte le aree idonee regionali suddivise per fonte rinnovabile, tramite la piattaforma WebGis regionale.
In chiusura, l’assessore De Luca ha sottolineato come l’autoproduzione energetica diventi un diritto riconosciuto e che il nuovo assetto regolatorio consente all’Umbria di autodeterminare le proprie scelte energetiche in modo democratico e condiviso. Prossimo passo sarà l’elaborazione di un nuovo Piano energetico regionale, aggiornando il documento fermo dal 2004 per declinare strategie e politiche a livello comunale.