Dmytro Shuryn, cittadino ucraino di 32 anni, ha confessato l’omicidio di Sagor Bala, il cuoco 21enne il cui corpo, orribilmente sezionato, era stato ritrovato in un sacco nei pressi di Spoleto. La confessione è arrivata durante l’interrogatorio di convalida che si è svolto all’interno del carcere della città umbra, alla presenza del gip e del suo legale, l’avvocata Donatella Panzarola.
Secondo quanto trapelato dalla difesa, Shuryn ha ammesso le proprie responsabilità, indicando anche il coltello da cucina utilizzato per uccidere e smembrare il corpo. L’uomo avrebbe inoltre fornito informazioni dettagliate sui luoghi in cui ha occultato le parti del cadavere ancora mancanti, dando così una svolta decisiva alle indagini.
Il movente dell’omicidio, stando alla versione fornita dallo stesso Shuryn, sarebbe da ricondurre a un piccolo prestito non restituito. Sagor Bala, infatti, gli avrebbe prestato una somma di denaro, destinata al gioco d’azzardo, e ne avrebbe poi sollecitato la restituzione. Le pressioni avrebbero innescato un violento litigio tra i due, culminato in un atto estremo e premeditato di violenza.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Spoleto, sono ora concentrate sulla ricostruzione dettagliata delle fasi successive all’omicidio, comprese le modalità con cui il corpo è stato sezionato e trasportato, e sulla verifica delle dichiarazioni rese dall’indagato.
Il ritrovamento del corpo di Sagor Bala aveva scosso profondamente la comunità locale, non solo per l’età della vittima e le circostanze della morte, ma anche per l’efferatezza delle modalità dell’occultamento. Il giovane, originario del Bangladesh, lavorava come cuoco e aveva stretto rapporti personali con l’indagato, circostanza che aveva subito indirizzato le indagini verso l’ambito relazionale più prossimo alla vittima.
L’interrogatorio di convalida è stato determinante per confermare i sospetti già maturati nelle fasi iniziali delle indagini. Shuryn, fermato dai carabinieri nei giorni precedenti, aveva mantenuto un atteggiamento collaborativo e ha scelto di rendere confessione piena davanti al giudice. La sua posizione resta ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, che dovrà decidere sulle misure cautelari da applicare in attesa del processo.
La confessione ha anche aperto nuovi scenari investigativi: gli inquirenti intendono verificare l’attendibilità del movente legato al debito di gioco, cercando eventuali riscontri nei dispositivi elettronici dei due soggetti e nelle comunicazioni precedenti all’omicidio. Inoltre, saranno fondamentali le perizie tecniche sull’arma del delitto, sulla scena del crimine e sulle modalità di smembramento, che potrebbero indicare un livello di premeditazione più elevato.