Amanda Knox torna a parlare del delitto di Perugia e lo fa da un palcoscenico internazionale: il podcast Goop, condotto da Gwyneth Paltrow. Nel corso della puntata del 17 settembre, l’ex studentessa americana, oggi 38enne e produttrice della serie Hulu dedicata al caso, ha ricordato la coinquilina Meredith Kercher, uccisa nel 2007, sottolineando: “Ci hanno sempre messe l’una contro l’altra, quando in realtà eravamo entrambe vittime delle stesse circostanze”.
“Due ragazze venute da fuori”
Knox ha descritto la loro esperienza comune a Perugia: “Eravamo due ragazze venute da fuori, che studiavano in una piccola città nel cuore verde d’Italia, e solo una sopravvive: questa era la storia che volevano raccontare”. Una frase che ha immediatamente fatto discutere, perché pone sullo stesso piano la vittima dell’omicidio e chi fu al centro di un lungo procedimento giudiziario, terminato con l’assoluzione definitiva di Knox.
La critica al sistema giudiziario
Durante la conversazione, Amanda Knox si è definita “vittima del sistema giudiziario”, ricordando le ore passate in questura: “Sono stata interrogata per 53 ore in appena cinque giorni, senza alcun supporto legale”. Ha accusato il pubblico ministero dell’epoca, Giuliano Mignini, di non aver rispettato i suoi diritti: “Non avevo un avvocato, le mie dichiarazioni non sono state registrate. Gli inquirenti mi dicevano che non ero indagata, per loro ero solo una testimone”.
La reazione del pubblico
L’intervista ha generato forti polemiche sui social, con molti utenti che hanno criticato la scelta della Paltrow di ospitare Knox. Tra i commenti, uno dei più frequenti è stato “Shame on you” (“Vergognati”), rivolto all’attrice americana. Nonostante le critiche, Paltrow ha difeso la sua scelta, dichiarando che l’incontro con Amanda Knox le ha insegnato molto sulla resilienza e che “resterà con me a lungo”.