Zone 30 a Perugia, si parte da via Birago: “Pragmatismo, non ideologia”

Dal convegno Fiab un messaggio chiaro: meno velocità, più sicurezza e vivibilità. Ferdinandi: “Città 30 sì, ma a piccoli passi”

“Partiremo dalle piazze davanti alle scuole”. Così l’assessora Vittoria Ferdinandi, durante il convegno “Città 30, città per le persone” organizzato da Fiab Perugia Pedala, ha illustrato la strategia dell’amministrazione sul tema della mobilità urbana sostenibile. Un approccio misurato, quello scelto da Palazzo dei Priori, che punta a realizzare progressivamente le Zone 30, con l’obiettivo finale di una Città 30, ma senza strappi.

“Romizi si arrabbia ogni volta che lo dico – ha ammesso Ferdinandi – ma la gestione dei fondi PNRR è stata bulimica, sproporzionata rispetto alle reali capacità progettuali di un’amministrazione che ha un organico sottodimensionato e già impegnato su troppi cantieri, a partire dal BRT”.

Il convegno, ospitato al Teatro Tieffeu di Corso Cavour, ha riunito esperti, attivisti e amministratori locali da tutta Italia e dall’Europa. Tutti concordi su un punto: la riduzione della velocità urbana è ormai un’urgenza non più rimandabile. La presidente di Fiab Umbria, Susanna Maggioni, ha ricordato che “nessuna città europea è mai tornata indietro dopo aver adottato il limite dei 30 km/h”, mentre l’ex assessore di Bologna, Andrea Colombo, ha sottolineato che “nel 2023, a Bologna, non è stato ucciso nemmeno un pedone: non succedeva dal 1991”.

I dati parlano chiaro: incidenti in calo, meno smog, più biciclette, meno traffico e maggiore qualità della vita. In Spagna, l’esperienza di Valencia lo dimostra: “le transazioni commerciali sono aumentate del 67%”, ha raccontato Giuseppe Grezzi, assessore alla mobilità della città dal 2015 al 2023. “Abbiamo costruito 75 km di ciclabili e pedonalizzato il 75% delle strade”.

Sul fronte locale, il Comune di Perugia ha confermato l’avvio del progetto dalla zona di via Birago, che sarà oggetto di un intervento urbanistico condiviso con architetti e cittadini. L’assessore comunale alla mobilità, Pierluigi Vossi, ha spiegato: “Partiamo da zero, perché il Pums approvato nel 2019 non è mai stato attuato. Non c’era nemmeno un assessore alla mobilità”.

Le prime Zone 30 saranno realizzate a Ponte San Giovanni, Balanzano, San Sisto, via Pinturicchio, Cassero, piazza Grimana e Porta Conca. Ma sarà fondamentale il coinvolgimento attivo dei residenti: “Ogni intervento sarà condiviso con gli abitanti”, ha assicurato Vossi.

“Non capisco chi è contrario – ha aggiunto –. Queste misure non sono ideologiche, ma servono a salvare vite umane, a tutelare i pedoni e a restituire gli spazi pubblici ai cittadini”. Le zone nord-est e nord-ovest della città, dimenticate dal vecchio piano, verranno ora incluse nella pianificazione.

Anche la Regione Umbria, per voce dell’assessore Francesco De Rebotti, ha manifestato impegno: “A Perugia ci sono 1,5 auto per ogni cittadino. La Regione ha stanziato 4,3 milioni di euro per tre ciclovie strategiche e puntiamo ad altri 2 milioni per percorsi come la Terni-Narni e la Spoleto-Norcia”.

Il convegno ha rappresentato una vera lezione di civismo, come ha ricordato Paolo Festi, presidente di Fiab Perugia Pedala, che ha aperto i lavori con un momento di commozione: il nuovo percorso ciclopedonale da Centova al Silvestrini sarà intitolato a Maria Grazia Celani, fondatrice storica dell’associazione, scomparsa di recente.

A chiusura dei lavori, l’appello di Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria: “Le Zone 30 non sono un vezzo da ambientalisti. Servono formazione, competenze, e una nuova cultura della mobilità. Solo così si costruisce una città più giusta”.

 

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