Perugia, la sindaca scrive alle detenute di Capanne: “Non siete sole”

Dopo il suicidio di una donna in carcere, la lettera di Vittoria Ferdinandi alle detenute: "La vostra vita conta, vi ascolteremo"

“Care Ragazze, la vostra vita conta e la vostra voce merita di essere ascoltata”. È con queste parole che la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, ha voluto esprimere la vicinanza della città alle donne recluse nella casa circondariale di Capanne, dopo il tragico suicidio di una detenuta avvenuto nei giorni scorsi.

Una lettera toccante, inviata direttamente alle detenute, con cui la prima cittadina ha scelto di intervenire pubblicamente in un momento di dolore collettivo, affermando l’impegno della comunità a non voltarsi dall’altra parte, e a trasformare l’emergenza in un’occasione di attenzione, ascolto e cambiamento.

“Vi scrivo perché sappiate che non siete dimenticate” – sottolinea Ferdinandi nel messaggio – “Perugia è presente per voi. È fondamentale che nessuna resti sola in questo tempo difficile”.

Il carcere, luogo spesso invisibile agli occhi della società, diventa in questa lettera spazio di riflessione civica e umana. La sindaca richiama tutti – istituzioni, volontari, terzo settore, imprese – a fare la propria parte per rendere la detenzione un tempo costruttivo, non solo punitivo. Un tempo che, come scrive Ferdinandi, “non sia soltanto sospeso, ma capace di aprire strade nuove”.

Formazione, lavoro, cultura, legami familiari e progetti di reinserimento sociale sono gli ambiti in cui il Comune intende agire con maggiore concretezza, affinché ogni detenuta possa guardare al futuro con fiducia e non con paura. Il ritorno alla vita fuori dal carcere, afferma la sindaca, “non deve essere un salto nel vuoto, ma l’inizio di una nuova possibilità”.

“Le vostre parole e proposte sono preziose”, continua la lettera. Un chiaro invito al dialogo e alla partecipazione diretta delle detenute, affinché le loro esperienze possano contribuire a migliorare i percorsi rieducativi e il sistema penitenziario nel suo insieme.

Il messaggio termina con un richiamo alla responsabilità collettiva: “Una comunità si misura anche da come accompagna chi attraversa i momenti più difficili”. Per questo la sindaca promette un impegno concreto e duraturo, con l’obiettivo di trasformare il dolore in azione, la solitudine in inclusione, l’isolamento in una nuova forma di cittadinanza.

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