Ricostruzione post sisma, le buone pratiche: “Oltre alle case bisogna pensare anche alle persone”

Professionisti, istituzioni e territori si sono riuniti per condividere esperienze e strategie di ricostruzione post-sisma, puntando su legalità, sicurezza e rinascita sociale.

Le buone pratiche nella ricostruzione post-sisma sono state il filo conduttore dell’iniziativa “Dall’emergenza alla ricostruzione: esperienze a confronto”, una due giorni organizzata il 18 e 19 settembre presso lo spazio Digipass di Norcia dal Cesf – la scuola edile di Perugia – insieme a Inail nazionale e ad altri enti di settore. L’evento ha messo a sistema le esperienze maturate nei diversi territori colpiti dai terremoti, dalla Valnerina alle Marche, da L’Aquila alla Campania, fino al Friuli e all’Emilia Romagna, con l’obiettivo di costruire un modello condiviso e replicabile di ricostruzione sicura e sostenibile.

Digitalizzazione e cantieri: il punto sullo stato della ricostruzione

La prima giornata, a forte connotazione tecnica, ha incluso un sopralluogo alla Basilica di Norcia, ormai prossima alla riapertura, e un focus sui cantieri complessi. Durante gli interventi è emersa chiaramente l’importanza della digitalizzazione nei processi di ricostruzione.

“Stiamo digitalizzando tutti i cantieri della ricostruzione pubblica e privata”, ha dichiarato Guido Castelli, commissario straordinario alla ricostruzione post sisma. “Stiamo introducendo il Badge di Cantiere, uno strumento che consente di verificare la presenza delle maestranze nei circa 9.000 cantieri attualmente attivi”. Un sistema innovativo che punta a garantire trasparenza, sicurezza e legalità nei luoghi di lavoro.

A sottolineare lo sforzo in atto, anche il sindaco di Norcia Giuliano Boccanera, che ha evidenziato come “il Comune abbia già appaltato opere pubbliche per oltre 100 milioni di euro, tutte in fase di ultimazione. Ora ci stiamo preparando ad accogliere i nuovi finanziamenti per completare quanto ancora non coperto”.

Sicurezza e prevenzione: le priorità per un modello virtuoso

Il tema della sicurezza nei cantieri è stato centrale anche nell’intervento del direttore generale di Inail, Marcello Fiori: “Il vero pilastro della sicurezza è la prevenzione. Questo significa formazione, norme tecniche aggiornate, incentivi alle imprese e competenze per tutti gli operatori. La sicurezza non deve essere vista come un costo, ma come un investimento necessario”.

Ogni cantiere della ricostruzione, secondo gli organizzatori, deve diventare anche un laboratorio per promuovere una cultura della sicurezza capillare e condivisa, fondamentale in un Paese dove, come dimostrano i dati Inail, gli incidenti sul lavoro restano ancora troppo numerosi.

Tavole rotonde: focus su modelli e ricadute sociali

Nella seconda giornata, il programma si è articolato in due tavole rotonde. La prima ha analizzato i modelli di intervento nelle ricostruzioni post-sisma, mettendo a confronto le soluzioni adottate nei diversi territori. La seconda ha puntato l’attenzione sulle best practices e sul loro impatto sul tessuto sociale, alla presenza dei segretari nazionali delle sigle sindacali del comparto edile.

Particolarmente toccante l’intervento di Cristina Raghitta, segretaria della Filca Cisl: “Il centro Italia è oggi il più grande cantiere d’Europa, ma qui non si tratta solo di ricostruire edifici. La priorità è ridare dignità alle comunità, riportare servizi essenziali, evitare lo spopolamento. Ricostruire significa anche creare lavoro per chi in quelle case tornerà a vivere”.

Raghitta ha poi sottolineato l’importanza di garantire legalità e sicurezza, evitando che si ripetano i fenomeni di infiltrazione malavitosa già osservati in altre emergenze: “Abbiamo collaborato con i commissari e con il Viminale per creare un impianto normativo capace di prevenire queste derive. Serve rapidità, sì, ma senza compromettere la sicurezza”.

Un nuovo approccio alla ricostruzione: tra tecnica, etica e visione sociale

L’intero evento ha mostrato come la ricostruzione post-sisma non possa più essere affrontata solo in termini ingegneristici, ma debba tener conto anche delle dinamiche sociali, economiche e culturali dei territori coinvolti.

Come ha ricordato la segretaria della Filca Cisl, “Ricostruire case, chiese e monumenti è essenziale, ma lo è altrettanto il tessuto economico. Senza lavoro, le persone non torneranno nei loro paesi. Serve quindi una ricostruzione completa, che guardi alla vita, non solo alle strutture”.

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