Un presunto sistema di corruzione, turbativa d’asta e falso ideologico è stato smascherato dalla Guardia di Finanza di Perugia, con il coordinamento della Procura guidata da Raffaele Cantone, che ha portato a cinque misure cautelari, tra cui tre arresti domiciliari. Le indagini, partite da una denuncia e basate su intercettazioni, hanno fatto emergere un presunto accordo sistematico tra funzionari pubblici e imprenditori finalizzato all’alterazione delle gare pubbliche per l’assegnazione di lavori stradali e opere di ricostruzione.
I protagonisti dell’indagine
I provvedimenti cautelari sono scattati nei confronti di un ex funzionario della Provincia di Perugia, da poco in pensione, un dipendente del Consorzio di Bonifica Val di Chiana Romana e Val di Paglia e un imprenditore di Chiusi, titolare di una ditta con sede a Città della Pieve.
Per altri due soggetti sono state disposte misure meno restrittive: obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per un geometra di Ficulle e divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione per il titolare di un’impresa con sede a Perugia.
Il gip ha ritenuto sussistente il pericolo concreto di reiterazione del reato, motivando l’applicazione delle misure cautelari, alla luce della gravità e sistematicità delle condotte emerse.
Le gare sotto la lente
Al centro dell’inchiesta ci sono diversi appalti pubblici, tra cui:
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un intervento da 14.000 euro sulla SP 300/1 di Porto;
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lavori da 100.000 euro sulle SP 308/3 di Città della Pieve, SP 318/4 di Pila e SP 344/1 di Castel del Piano;
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una gara da 963.800 euro per la ricostruzione spondale del fiume Chiani a Monteleone di Orvieto, gestita dal Consorzio di Bonifica.
Secondo gli inquirenti, alcune aggiudicazioni sarebbero state decise prima ancora dell’apertura ufficiale delle procedure, con accordi verbali e spartizione preventiva dei lavori. Imprenditori e funzionari avrebbero concordato ribassi e tempistiche, eludendo le norme sugli appalti pubblici.
La denuncia che ha fatto partire l’indagine
A innescare l’indagine sarebbe stata la denuncia di un professionista, al quale sarebbe stata richiesta una somma in denaro da un intermediario in cambio dell’affidamento di un lavoro di progettazione. Le successive indagini, svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della GdF di Perugia, hanno svelato un sistema consolidato di favori e collusioni.
Telefonate, video e documenti avrebbero confermato l’illiceità delle operazioni, comprese scene registrate con microspie in cui un imprenditore consegnava buoni carburante per 400 euro a un funzionario provinciale, in cambio presumibilmente di agevolazioni negli appalti.
Un sistema di prestanome e subappalti
In un caso specifico, sarebbe stata accertata la presenza dei dipendenti dell’impresa di Città della Pieve in un cantiere formalmente affidato ad un’altra ditta, utilizzata come prestanome. Le indagini avrebbero anche documentato il passaggio di denaro tra le imprese tramite fatture false, per il noleggio di mezzi mai avvenuto secondo la Procura.
In merito alla gara sul fiume Chiani, il funzionario del Consorzio avrebbe comunicato in anticipo l’orario esatto di pubblicazione del bando all’imprenditore di Chiusi, consentendogli di coordinare l’invio delle offerte insieme ad altri sette imprenditori, costruendo di fatto un cartello. L’appalto fu poi assegnato a uno dei soggetti coinvolti, che subappaltò i lavori allo stesso imprenditore che aveva ricevuto l’informazione riservata.
Le valutazioni del giudice
Il giudice per le indagini preliminari ha sottolineato la gravità e la pericolosità sociale delle condotte, che sarebbero il risultato di una collusione volta a turbare sistematicamente le gare pubbliche, in contrasto con i principi di trasparenza e legalità dell’azione amministrativa. Il rischio di reiterazione del reato ha giustificato l’adozione delle misure cautelari.
3 risposte
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