I dazi statunitensi sui prodotti contenenti acciaio stanno pesando in modo crescente sull’economia umbra, in particolare su settori strategici come la meccanica e l’arredamento outdoor. Un caso emblematico è quello dell’imprenditore Luigi Biscarini, alla guida di Emu, azienda specializzata nella produzione di mobili da esterno, che ha registrato una flessione del 30% delle vendite verso gli Usa rispetto al budget previsto. La vicenda è raccontata da Il Sole 24 Ore a cui l’imprenditore parla
Il motivo è legato a un’imposizione tariffaria particolarmente elevata: il 50% di dazio sull’acciaio contenuto nei prodotti, a cui si somma un ulteriore 15% sul valore restante, con un’incidenza complessiva che supera il 20%. Un aggravio che ha costretto l’azienda a offrire sconti agli importatori americani e a programmare un aumento medio dei prezzi del 7% nei prossimi mesi per recuperare i margini.
Le difficoltà non si limitano all’aspetto economico. Le aziende umbre devono affrontare anche una crescente mole di adempimenti burocratici, tra cui certificazioni aggiuntive e documentazioni doganali, che aumentano tempi e costi di gestione delle esportazioni. I comparti più penalizzati risultano quelli legati all’acciaio e all’alluminio, materiali per cui la tassazione raggiunge il 50%.
L’Umbria esporta ogni anno oltre 200 milioni di euro di merci verso gli Stati Uniti, che rappresentano il secondo mercato di sbocco per la regione. Tuttavia, il peso dei dazi e la concorrenza internazionale, in particolare quella cinese, stanno minando la competitività delle imprese umbre. Pur affrontando dazi ancora più alti, la Cina resta un player fondamentale per il mercato americano, mettendo sotto pressione le aziende europee.
Il territorio di Terni, cuore siderurgico della regione, avverte in modo particolare il contraccolpo. Secondo le stime più recenti di sindacati e associazioni di categoria, nel 2025 potrebbero andare persi fino a 1.500 posti di lavoro, un dato che evidenzia quanto il comparto meccanico – che vale oltre un terzo dell’export regionale – sia vulnerabile alle dinamiche del commercio internazionale.
A fronte di queste difficoltà, si registra comunque un aumento del 20,5% dell’export umbro verso gli Stati Uniti nel primo trimestre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, per un valore complessivo di circa 202 milioni di euro. Una crescita che, però, potrebbe rivelarsi fragile se i costi legati ai dazi continueranno ad aumentare, frenando la spinta commerciale nei mesi successivi.
Nonostante l’assenza di dati ufficiali disaggregati sull’export di acciaio umbro verso gli Stati Uniti, si sa che nel 2024 l’Italia ha esportato 288.813 tonnellate di acciaio negli Usa, pari al 6,5% del totale importato dagli americani dall’Europa. Il valore complessivo dell’export siderurgico dell’Umbria, secondo i dati della Fondazione Manlio Masi su base Istat, ha superato i 776 milioni di euro, con destinazioni principali come Germania (33,7%), Romania (10,1%), Spagna (7,9%), e quote strategiche, anche se più contenute, per Francia e Stati Uniti.
La vicenda di Emu diventa così una rappresentazione concreta delle tensioni che colpiscono le imprese umbre nel commercio globale. Mentre alcune grandi catene distributive statunitensi mostrano l’intenzione di ridurre la dipendenza dall’Asia, i dazi elevati e l’eccessiva burocrazia rischiano di escludere le aziende italiane, riducendo ulteriormente la loro capacità di competere.