“Mi sono sentita discriminata a causa delle mie convinzioni religiose”. È con queste parole che Raja El Mir, italiana, 26 anni, musulmana, ha raccontato al Corriere dell’Umbria l’esperienza vissuta durante un colloquio di lavoro per un posto da cameriera in un ristorante della Valle Umbra Sud. Il motivo? Il velo islamico, che indossa abitualmente e che il responsabile del locale le avrebbe chiesto di togliere per poter essere assunta.
“Mi ha chiesto del mio curriculum, di cosa so fare, di cosa ho fatto. Poi, da ultimo, se sono disposta a togliere il velo. È stato a quel punto che mi sono alzata e l’ho salutato“, ha raccontato Raja, visibilmente amareggiata. La ragazza, originaria del Marocco ma nata e cresciuta in Italia, parla tre lingue, è laureata in Servizi sociali e sta concludendo la magistrale. “Sto finendo gli studi, a fine anno dovrei discutere la tesi, ma intanto posso lavorare, non pesare sui miei“.
Dopo il colloquio, la giovane ha raccontato l’episodio sui social: “Ho scritto un post su Facebook, quattro-cinque righe…“. In poche ore sono arrivati centinaia di commenti: “C’è stato chi mi ha manifestato solidarietà, ma anche chi ha difeso il ristoratore con toni offensivi“.
L’episodio ha suscitato un’ondata di reazioni, fino a far emergere un gesto di concreta solidarietà. A offrire un’alternativa è stata Hadjer Juir, imprenditrice di origini algerine, titolare del ristorante “Medina Experience” nel centro storico di Foligno. “La assumo io“, ha detto senza esitazione. “Lo staff sarebbe anche completo, ma la storia di Raja mi ha colpito. Mi ha ricordato la me stessa di quindici anni fa, quando ricevevo porte in faccia“.
Hadjer aprirà a settembre un nuovo cous cous bar in piazza della Repubblica e ha deciso di inserire Raja nella sua squadra: “Perché è così difficile farsi accettare? Abbiamo due braccia, due mani, due gambe, come tutti gli altri“, ha protestato, aggiungendo: “Mi spiace che nessuno si sia fatto avanti per offrirle un lavoro. Parlo degli italiani, si intende“.
La vicenda ha riaperto il dibattito sull’integrazione e sulla libertà religiosa nei luoghi di lavoro. Raja ha confessato che “la paura di restare disoccupata per via del velo è costante”, ma tenta di allontanarla con “studio e impegno”. Hadjer, che conosce bene le sfide dell’inclusione, ha lanciato un appello ai commercianti: “Date una possibilità a Raja, così come fareste con chiunque altro“.
L’imprenditrice, già concorrente di “Cuochi d’Italia”, oggi è un simbolo di resilienza e integrazione: “Io e mio marito siamo una coppia mista, afro-italiana, e da diciotto anni affrontiamo ogni giorno questa sfida. Ma non ci siamo mai arresi“.
Una risposta
Anche io se andassi in un paese musulmano e facessi il colloquio con la catenina e il crocifisso in bella vista nn mi assumerebbero