L’assessore alla Pace e Cooperazione internazionale della Regione Umbria, Fabio Barcaioli, ha espresso con decisione la propria opposizione alla disputa delle partite di qualificazione ai Mondiali 2026 tra Italia e Israele, previste l’8 settembre in Ungheria e il 14 ottobre a Udine. In una lettera indirizzata al presidente della Lega nazionale dilettanti, Luigi Repace, l’assessore ha chiesto di farsi promotore presso la Federcalcio nazionale della “contrarietà allo svolgimento di entrambe le partite”, alla luce della situazione umanitaria in Palestina.
“Rinnoviamo con forza la nostra solidarietà al popolo palestinese e denunciamo quanto lo Stato di Israele continua a perpetrare sotto gli occhi del mondo”, scrive Barcaioli nel documento, diffuso ufficialmente dalla Regione Umbria. Le sue parole fanno eco a un appello sempre più diffuso nel mondo sportivo e civile, che critica il comportamento delle autorità calcistiche internazionali di fronte al conflitto in corso.
La lettera contiene una denuncia dettagliata della crisi in corso nella Striscia di Gaza. Secondo Barcaioli, la situazione è “drammatica”: “Gaza è ormai ridotta a un cumulo di macerie. Migliaia di civili, in fila per ricevere aiuti umanitari, sono stati colpiti e uccisi deliberatamente, nel chiaro intento di ostacolare la distribuzione del cibo e aggravare la crisi umanitaria”.
Nel testo, l’assessore richiama anche il ruolo dello sport nel contesto globale, citando Nelson Mandela: “Lo sport è probabilmente uno dei più efficaci mezzi di comunicazione del mondo moderno”, per ribadire come “lo sport non sia mai solo sport”. A sostegno di questa tesi, Barcaioli menziona la decisione della FIFA e della UEFA di escludere la Russia dalle competizioni internazionali nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina, e sottolinea l’“incomprensibile disparità di trattamento” nei confronti di Israele.
“Denunciamo con forza questo ‘doppio standard’”, scrive Barcaioli, chiedendo coerenza nell’applicazione dei principi etici e sportivi. Il documento evidenzia il numero delle vittime palestinesi legate allo sport: oltre 250 calciatori uccisi, 265 strutture sportive distrutte, più di 60 bambini coinvolti nei campionati locali tra le vittime. Viene inoltre ricordata la figura di Suleiman Obeid, soprannominato “il Pelé della Palestina”, ucciso il 6 agosto mentre attendeva la distribuzione degli aiuti.
L’assessore sottolinea anche il ruolo dei tifosi: “Siamo certi che Lei sia già a conoscenza della crescente mobilitazione, sia in ambito nazionale che internazionale, di molti gruppi organizzati di tifosi”, scrive rivolgendosi a Repace, evidenziando come le proteste pacifiche con coreografie e manifestazioni denuncino l’ambivalenza delle autorità calcistiche.
L’appello di Barcaioli si inserisce in un contesto più ampio, in cui crescono le richieste di boicottaggio sportivo nei confronti di Israele da parte di attivisti e movimenti per i diritti umani. La presa di posizione dell’assessore umbro si distingue per la sua nettezza e per il richiamo diretto alla responsabilità del mondo sportivo, ritenuto non esente dal dovere morale di reagire di fronte a “violazioni sistematiche del diritto internazionale”.