L’introduzione di dazi del 15% da parte degli Stati Uniti sui prodotti provenienti dall’Unione Europea, prevista a partire dal 7 agosto, potrebbe avere un impatto pesantissimo sull’economia italiana. Secondo le stime elaborate dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, le perdite complessive per il Paese potrebbero toccare i 15 miliardi di euro annui, un valore che equivale al costo stimato per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina.
In questo contesto di forte incertezza commerciale, l’Umbria appare particolarmente esposta, nonostante il suo contributo all’export nazionale verso gli Stati Uniti sia ancora relativamente contenuto. Nel 2024, la regione ha esportato beni per un totale di 734 milioni di euro, registrando una crescita del 9,8% rispetto all’anno precedente (erano 668 milioni). In termini di classifica è quindicesima su 20 A livello provinciale, Perugia ha trainato l’incremento con un +11,5% (salendo da 607 a 677 mlioni di euro), posizionandosi al 25. posto della classifica dei comuni italiani che esportano in Usa, mentre Terni ha segnato una contrazione del 7,7%, scendendo da 61,4 a 56,7 milioni di euro (posizione 85 su 107)
Oltre all’agroalimentare, le categorie più esposte includono la meccanica di precisione, la metallurgia, la moda e l’arredo, con particolare incidenza nelle aree industriali di Perugia e Terni. Utensili, componentistica industriale e beni ad alto valore aggiunto potrebbero essere inseriti nella lista dei beni soggetti ai nuovi dazi, la cui versione definitiva è attesa a breve.
I prodotti umbri maggiormente acquistati dagli Stati Uniti, secondo quanto sottolinea Agenzia Umbria Ricerche, appartengono principalmente al settore della Moda, che ha registrato un fatturato di 72,3 milioni di euro, pari al 35,8% del totale verso gli Usa, con una crescita tendenziale del 38,6%.
Al secondo posto si collocano le Macchine e apparecchi, con esportazioni per 55,7 milioni di euro (il 27,5% del totale verso gli USA), anche se in calo del 14,1% rispetto al primo trimestre dello scorso anno. Seguono i Prodotti alimentari e le bevande, con 17,9 milioni esportati, pari all’8,9% del totale, e in crescita di un terzo rispetto all’anno precedente. Si segnalano gli Apparecchi elettrici che, con 16,6 milioni di euro (8,2% dell’export), balzano al quarto posto in un solo anno, apportando un aumento dell’export umbro totale verso gli Usa di 9,4 punti percentuali. Quest’ultimo settore diventa così il secondo dopo il Tessile-abbigliamento per importanza in termini di contribuito alla crescita dell’export umbro verso gli Stati Uniti. A distanza, i Mezzi di trasporto, con una cifra inferiore ai 10 milioni di euro (il 4,9%) registrano un calo del 10,9% rispetto all’anno precedente.
Questi cinque settori rappresentano oltre l’85 per cento dell’export umbro verso gli Stati Uniti.
L’eventuale attuazione delle misure protezionistiche statunitensi arriva in un momento già critico per l’export italiano, che si confronta con una crescente instabilità del commercio internazionale e un rallentamento della domanda globale. Le aziende umbre, in particolare le piccole e medie imprese, dovranno affrontare un periodo di forte incertezza e possibile riconversione produttiva, in attesa di chiarimenti ufficiali sui beni coinvolti.
Nei giorni scorsi su questa vicenda era intervenuto il segretario regionale della Cisl Angelo Manzotti: “Il flusso economico con gli Usa rappresenta attualmente l’1,8 percento del Pil regionale: va da sé che i dazi daranno un duro colpo ad un’economia umbra già pesantemente in affanno fra poca attrattività, mancanza di spazi adeguati per la manodopera qualificata, in una regione sempre più vecchia che non offre ai giovani l’opportunità di costruire il futuro. Se le stime saranno confermate, in Umbria potrebbero essere messi a rischio quasi 1500 posti di lavoro nei prossimi mesi: l’Umbria non se lo può permettere”. In tutto sono a rischio 79 milioni di euro e 0,3 percento del Pil, con un calo delle esportazioni di 100 milioni di euro (−14%)
“Non è più tempo di divisioni ed incertezze – sottolinea ancora Manzotti – serve invece che istituzioni, politica, sindacati ed associazioni datoriali facciano rete per costruire insieme una strategia di coesione e sviluppo. Serve attuare con forza quel patto per il lavoro proposto dalla segretaria generale Daniela Fumarola nel corso dell’ultimo congresso confederale a Roma. Relativamente all’Umbria, serve poi la volontà di fare squadra per invertire quel calo di produttività che dal 2016 colpisce la regione e che sin qui nessuno sembra essere riuscito ad arrestare: è assolutamente necessario quindi un patto sociale che arresti il declino e rilanci davvero l’Umbria. Come Cisl Umbria tornano inoltre ancora una volta a richiedere che l’Umbria venga riconosciuta come Zona economicamente svantaggiata, così da ricevere maggiori agevolazioni e favorire la ripresa economica”.
Lo stesso Manzotti auspica poi l’apertura a nuovi mercati, dal Mercosur all’India proprio per limitare l’impatto economico di questi dazi.