«Sono venuto in treno a Perugia da Santa Maria di Leuca per un buon tratto oggi, e mi sono scorsi dal finestrino ettari ed ettari di terra pugliese popolata di scheletri: erano gli ulivi morti di Xylella». Con queste parole forti, cariche di immagini drammatiche, Paolo Giordano, fisico, scrittore e osservatore attento del presente, ha aperto il suo intervento nella Sala dei Notari gremita di pubblico, durante un incontro promosso dall’Università per Stranieri di Perugia in occasione del suo centenario, insieme a Farchioni 1780 e alla Fondazione Umbria Jazz.
Nato a Torino ma da sempre legato alla Puglia, Giordano ha seguito passo dopo passo la diffusione della Xylella e i suoi effetti devastanti sul paesaggio, sull’economia e sul tessuto sociale del Sud Italia, trasformandola in un emblema delle crisi contemporanee. «Serve uno sguardo congiuntivo e non negazionista nei riguardi dei cambiamenti drastici, delle crisi a forte impatto», ha dichiarato l’autore de La solitudine dei numeri primi, puntando il dito contro l’inerzia e la negazione che spesso caratterizzano la risposta alle grandi emergenze collettive.
Nel suo intervento, Giordano ha messo in parallelo la crisi degli ulivi pugliesi con altri nodi cruciali del presente: le migrazioni, i conflitti, l’emergenza climatica. Secondo lo scrittore, la risposta della popolazione locale e delle istituzioni alla diffusione della Xylella è emblematica di un più ampio fallimento strategico collettivo: «Mi sono trovato a costatare che gli agricoltori pugliesi, come coloro che negano l’emergenza climatica o rifiutano l’accoglienza ai migranti, sottostimano la sistematicità del fenomeno. È un modo di reagire che rivela una difficoltà profonda nel cogliere la portata delle trasformazioni in corso».
La Xylella, ha spiegato, non è scomparsa, ma continua a espandersi verso nord alla velocità di 2 km all’anno, mentre le risposte politiche risultano lente e scoordinate. «È lo stesso atteggiamento che vediamo nelle leadership europee di fronte a guerre e migrazioni: si guarda solo al proprio interesse domestico, ignorando che ciò che colpisce una nazione finirà per travolgere anche le altre», ha affermato Giordano con toni pacati ma decisi.
L’incontro è stato introdotto dal rettore dell’Università per Stranieri, Valerio De Cesaris, che ha elogiato la visione dello scrittore e ha ricordato un suo recente intervento sul Corriere della Sera: «Mi hanno molto colpito le parole con cui ha invitato a considerare l’Europa attraverso gli occhi di chi la osserva da lontano, come uno spazio di libertà e diritto».
Durante il dibattito, molti interventi del pubblico hanno espresso preoccupazione per l’assenza di una risposta unitaria e lungimirante alle emergenze che affliggono il Paese. Un sentimento di sconcerto ha accompagnato le riflessioni finali dell’incontro, che si è chiuso con l’auspicio di una maggiore consapevolezza collettiva e un cambio di paradigma.
«Parlare oggi di ulivi e di Xylella in Umbria, una terra che da secoli ha un rapporto profondo e vitale con queste piante, è un’occasione importante – ha concluso Giordano – per riflettere su come la prosperità possa essere promossa solo attraverso un approccio condiviso».