Morte di un’anziana per diagnosi errata, chiesta l’archiviazione per 13 medici

Ma secondo i familiari, la perizia è insufficiente: “Serviva una valutazione collegiale per accertare le responsabilità”

Procura di Perugia

La Procura di Perugia ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta per la morte di un’85enne, avvenuta nel 2021, che vede indagati 13 medici, ma la parte civile si è opposta formalmente alla richiesta, chiedendo che l’indagine venga riaperta e affidata a un nuovo collegio di periti. La vicenda giudiziaria ruota intorno a una presunta diagnosi errata che, secondo i familiari della vittima, avrebbe impedito di individuare per tempo un tumore alla colecisti.

Il caso: diagnosi errata e tumore non individuato

Secondo l’impostazione accusatoria iniziale, 12 medici dell’ospedale di Perugia e un medico di famiglia avrebbero sottovalutato i sintomi della paziente, attribuendo i dolori addominali a una generica infiammazione della cistifellea. La donna è morta sei mesi dopo il primo ricovero, e il figlio – medico chirurgo – ha sporto denuncia sostenendo che un esame istologico, mai eseguito, avrebbe potuto rilevare un tumore alla colecisti, aprendo così a trattamenti diversi e forse salvifici.

Perizia senza autopsia: nessuna responsabilità medica

La Procura, nel corso dell’inchiesta, ha affidato a un consulente medico una perizia basata solo sulla documentazione clinica disponibile, dal momento che non è mai stata eseguita un’autopsia. Il perito ha concluso che non sussistono responsabilità professionali gravi e ha escluso comportamenti di negligenza o imperizia “abnormi” da parte dei medici coinvolti. In base a queste conclusioni, la Procura ha quindi chiesto l’archiviazione del fascicolo, che era aperto per omicidio colposo.

La parte civile: “Perizia da rifare con un collegio di esperti”

Durante l’udienza di oggi davanti al giudice per le indagini preliminari Valerio D’Andria, la parte civile ha espresso una netta opposizione alla richiesta di archiviazione. Gli avvocati della famiglia hanno sostenuto che la perizia disposta dal pubblico ministero risulta carente, sia sotto il profilo metodologico che normativo, perché non effettuata da un collegio peritale, come previsto nei casi più complessi. Da qui la richiesta di ripartire con nuove indagini e affidare l’incarico a un gruppo multidisciplinare di esperti.

Difesa: “Nessuna condotta colposa, quadro clinico complesso”

I medici coinvolti, rappresentati – tra gli altri – dagli avvocati Marco Brusco e Delfo Berretti, hanno ribadito la correttezza dell’operato dei professionisti sanitari, sottolineando che il quadro clinico della paziente era difficile da interpretare e che le decisioni prese furono coerenti con le informazioni disponibili al momento.

Al termine dell’udienza, il giudice D’Andria ha deciso di riservarsi, rinviando a data da destinarsi la decisione definitiva sull’archiviazione o sulla prosecuzione delle indagini. La vicenda resta quindi ancora aperta, con la possibilità che l’inchiesta venga riattivata qualora il giudice ritenesse fondate le obiezioni della parte civile.

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