Ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione, con pena sospesa, il 26enne originario di Napoli finito sotto processo al Tribunale di Perugia con pesanti accuse di stalking e violenza sessuale aggravata nei confronti dell’ex compagna. I fatti risalgono al 2024 e riguardano un periodo prolungato di vessazioni, protrattosi anche dopo la fine della relazione.
Il procedimento, seguito dalla Procura di Perugia e dal pubblico ministero Gianpaolo Mocetti, ha ricostruito un quadro fatto di controllo ossessivo, minacce e comportamenti manipolatori, sfociati anche in episodi di violenza sessuale. «Molestava e minacciava reiteratamente la persona offesa anche durante la convivenza», si legge nel capo d’imputazione. L’uomo avrebbe inoltre limitato la libertà di movimento della vittima, ostacolandole i rapporti con amici, parenti e conoscenti, e interferendo pesantemente nella sua vita privata.
Tra le accuse, anche quella di aver tentato di controllarne l’abbigliamento, inducendola a evitare abiti scollati o aderenti. La Procura descrive un comportamento invasivo e possessivo, sfociato in coercizione psicologica e pressioni continue, alimentate anche dal consumo di sostanze stupefacenti.
Particolarmente inquietanti alcuni episodi documentati. In uno di questi, il 26enne avrebbe inviato alla ragazza un video in cui si riprendeva mentre preparava strisce di cocaina, accompagnando le immagini con emoticon sorridenti e la scritta “buon Natale”. In un’altra occasione, le avrebbe mandato un messaggio minaccioso dopo aver ingerito farmaci con del vino, scrivendole che “l’avrebbe avuto sulla coscienza” se non si fosse più risvegliato.
La situazione, secondo quanto emerso dagli atti, si sarebbe aggravata in un momento di estrema fragilità della vittima, impegnata nella stesura della tesi di laurea e già alle prese con un percorso di disintossicazione dalle droghe. L’uomo, in questo contesto, l’avrebbe indotta a consumare nuovamente stupefacenti, peggiorando il suo stato di salute fisica ed emotiva.
L’accusa più grave resta quella di violenza sessuale aggravata. Il giovane, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe costretto la donna in più occasioni a subire atti sessuali contro la sua volontà, approfittando della condizione di soggezione psicologica e della mancanza di alternative concrete per sottrarsi alla relazione.