Rivolte e disordini hanno scosso i carceri di Terni e Spoleto, con violenti scontri che hanno causato ingenti danni e messo a dura prova la sicurezza delle strutture. In particolare, a Terni, un reparto è stato completamente distrutto, con danni che ammontano a centinaia di migliaia di euro. Al momento, un reparto dell’istituto è inagibile a causa della mancanza di elettricità, videosorveglianza e acqua.
Le dinamiche delle rivolte
Le rivolte sono scaturite per motivi che, secondo il segretario del Sappe Umbria, Fabrizio Bonino, sono da considerarsi futili, ma che rivelano un sistema ormai vicino all’implosione. La situazione a Spoleto è stata più contenuta, grazie all’intervento tempestivo delle forze di sicurezza, che sono riuscite a bloccare i disordini prima che si diffondessero ulteriormente. Tuttavia, gli eventi di Terni sono stati molto più gravi, con il rischio che un effetto domino possa scatenare altre violenze. Bonino ha anche sottolineato che uno dei colleghi della polizia penitenziaria è stato ricoverato in ospedale dopo aver subito un colpo alla testa durante gli scontri.
Le cause delle rivolte e il sovraffollamento
Le problematiche strutturali delle carceri umbre non sono nuove. Il carcere di Terni, che dovrebbe ospitare circa 450 detenuti, ne accoglie invece 600, con una situazione che si aggrava ulteriormente a causa della mancanza di personale e delle alte temperature estive. A ciò si aggiunge la scarsità di risorse, che si traduce in una gestione insufficiente dei servizi di base. Bonino ha accusato il provveditorato regionale di non aver inviato il personale necessario per fronteggiare la situazione, creando un terreno favorevole per l’esplosione dei conflitti.
Il Sappe e le richieste di intervento
Il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) ha denunciato a Tuttoggi il fallimento del sistema penitenziario umbro, chiedendo le dimissioni o il sollevamento dall’incarico del provveditore regionale. Secondo Bonino, la mancanza di azione da parte delle autorità competenti è la causa principale degli incidenti verificatisi nelle ultime settimane. Inoltre, la gestione del sistema penitenziario regionale è vista come completamente incapace di rispondere alle sfide quotidiane che i professionisti della sicurezza affrontano.
La questione dei detenuti stranieri
Un ulteriore problema che contribuisce alla crisi del sistema penitenziario è l’elevato numero di detenuti stranieri. In Umbria, circa il 40% dei detenuti sono extracomunitari, e secondo il Sappe, il loro numero è destinato a crescere a causa della mancata cooperazione internazionale sul rimpatrio dei detenuti nei loro paesi di origine. Bonino ha evidenziato come questo tipo di detenuti, che spesso non rispondono alle leggi italiane, rappresenti un ulteriore aggravio per le carceri già sovraffollate.
Il rapporto dell’Associazione Antigone
Secondo il XXI rapporto dell’Associazione Antigone, i carceri italiani sono sovraffollati, con una popolazione detenuta che supera di gran lunga la capacità ufficiale. Al 30 aprile 2025, l’Italia contava 62.445 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 51.280 posti. Questo ha portato a un tasso di affollamento del 133% e a una situazione che ha coinvolto 58 carceri su 189, che presentano tassi di sovraffollamento superiori al 150%.