È partita da una denuncia di monsignor Domenico Sorrentino – vescovo delle diocesi di Assisi, Gualdo Tadino, Gubbio e Foligno – l’indagine aperta dalla Procura della Repubblica di Perugia su un presunto traffico di reliquie legate al beato Carlo Acutis. La denuncia ha fatto seguito a un’inchiesta giornalistica del Corriere dell’Umbria che documentava una crescente compravendita di oggetti sacri di dubbia origine e autenticità.
La procura, guidata da Raffaele Cantone, ha incaricato il sostituto Gennaro Iannarone di seguire il caso. Le prime azioni investigative si sono concentrate sul tracciamento dei soggetti che avevano messo in vendita queste presunte reliquie su vari portali web. Uno degli annunci più controversi riguardava un frammento di capelli del beato Acutis, venduto su eBay come “ex capillis con certificato”. Dopo 17 offerte, l’asta si era chiusa con un’aggiudicazione di 2.110 euro.
Gli agenti della polizia postale di Perugia sono risaliti all’identità del venditore a partire dall’account utilizzato per l’inserzione. Nei giorni scorsi, su delega della procura, è stata effettuata una perquisizione domiciliare in Emilia Romagna nei confronti del sospettato. L’intervento si è svolto in presenza di un decreto di perquisizione che fungeva anche da avviso di garanzia.
Tuttavia, nel corso della perquisizione, non è stata rinvenuta alcuna reliquia nella casa dell’indagato, il quale al momento risulta accusato, in via provvisoria, di ricettazione. L’ipotesi degli inquirenti è che la reliquia potesse essere stata sottratta da un luogo sacro dove avrebbe dovuto essere custodita secondo precisi criteri ecclesiastici. Gli agenti hanno sequestrato i dispositivi elettronici dell’uomo alla ricerca di ulteriori prove o collegamenti con altri annunci simili.
La questione resta però intricata: non è chiaro se la reliquia esistesse realmente, se fosse autentica e quindi trafugata, oppure se fosse completamente contraffatta. Questa incertezza si riflette anche su altri annunci simili, molti dei quali sono stati rimossi dopo l’inizio delle indagini. Il diritto canonico vieta esplicitamente il commercio di reliquie, ma dal punto di vista penale la questione è più complessa e richiede accertamenti approfonditi.
Monsignor Sorrentino ha ribadito la gravità dell’accaduto, sottolineando come si tratti non solo di un possibile reato, ma soprattutto di una lesione del sentimento religioso della comunità. In una dichiarazione pubblica, il vescovo ha affermato: “Ho sporto denuncia perché siamo davanti a un’offesa al nostro sentimento religioso. Poi, se dietro ci sono ipotesi di reato, questo sarà frutto di indagine”.
Nel suo libro dedicato al beato Acutis, monsignor Sorrentino scrive che le reliquie devono essere distribuite con grande prudenza e finalità ecclesiali ben definite. “I frammenti anche minimi del corpo di un santo sono pegni delle benedizione di Dio”, ha precisato il vescovo.
Ad oggi, non risultano denunce formali di furto di reliquie di Carlo Acutis in Italia. Questo dettaglio rende ancora più complesso determinare la reale natura del reato ipotizzato. L’inchiesta resta aperta e potrebbe allargarsi ulteriormente qualora emergessero altri casi simili.