Revocate le autorizzazioni alle Terme Francescane di Spello

Terme Francescane di Spello: la Regione Umbria revoca tutte le autorizzazioni sanitarie. Dopo la sospensione di aprile, arriva la chiusura definitiva per mancato adeguamento.

La Regione Umbria ha revocato tutte le autorizzazioni sanitarie alle Terme Francescane Srl di Spello. Si chiude così definitivamente l’attività del complesso termale situato in località San Felice, già oggetto di provvedimenti restrittivi nei mesi precedenti.

La sospensione risaliva ad aprile 2025, ma le prime segnalazioni risalgono al 18 dicembre 2024, quando i carabinieri del NAS di Perugia e il personale della Usl Umbria 2 effettuarono un sopralluogo nella struttura. A seguito di tale ispezione, fu emessa un’ordinanza sindacale che imponeva “l’interruzione dell’attività sanitaria fino al ripristino delle condizioni igieniche e di sicurezza.”

Il provvedimento di revoca chiude un lungo iter amministrativo e sancisce la fine di un’esperienza ultraventennale nel panorama del termalismo umbro, avviata inizialmente dalla Italiana Acque Minerali e Termali srl e poi proseguita, dal 22 maggio 2014, sotto la gestione della Terme Francescane srl. Sebbene vi sia stato un subentro formale nella titolarità, la conduzione dell’attività è rimasta sostanzialmente invariata nel tempo.

La decisione della Regione arriva dopo il mancato adeguamento della struttura alle prescrizioni imposte per garantire standard minimi di sicurezza e igiene, condizioni essenziali per mantenere l’autorizzazione all’esercizio di attività sanitarie. Nessuna delle misure richieste è risultata pienamente soddisfatta nei termini previsti.

Le Terme Francescane, punto di riferimento per il benessere termale nella zona di Spello, erano note per i servizi di cure idropiniche e trattamenti terapeutici. Tuttavia, negli ultimi anni, erano emerse criticità sempre più frequenti, culminate con il provvedimento di chiusura temporanea, ora divenuta definitiva.

L’impianto non potrà riaprire se non a fronte di una nuova istanza autorizzativa e del pieno rispetto dei requisiti normativi in materia di sanità pubblica. Al momento, nessun piano di rilancio è stato reso noto dai vertici societari, mentre resta aperto il tema dell’impatto occupazionale e dell’eventuale riconversione del sito.

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