È stato posto agli arresti domiciliari David Pecorelli, l’ex arbitro e imprenditore tifernate che aveva fatto perdere le proprie tracce nel gennaio 2021, inscenando la propria morte in Albania. La decisione è stata presa dalla Corte d’Appello di Perugia, che si è espressa, dopo settimane di tensione seguite alla concessione dell’estradizione da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
L’uomo, 49 anni, padre di quattro figli, è stato condannato dal tribunale albanese a quattro anni di reclusione per truffa aggravata. Una pena che potrebbe dover scontare nelle carceri del Paese delle Aquile – l’Albania ha chiesto l’estradizione- a meno che il ricorso annunciato dai suoi legali non ottenga un esito favorevole. Per il momento si trova nella sua casa di San Giustino. La procura aveva chiesto la custodia cautelare in carcere per pericolo di fuga, dopo che Pecorelli non si era presentato in aeroporto a Fiumicino per la partenza per l’Albania a causa, secondo i suoi legali, del poco preavviso che aveva reso impossibile organizzare lo spostamento
La vicenda di David Pecorelli ha contorni da film. Nel gennaio 2021, l’imprenditore risultò scomparso in Albania. La sua auto a noleggio fu ritrovata carbonizzata a Puke, nel nord del Paese, con all’interno presunti resti ossei che fecero subito pensare a una tragedia. La pista dell’omicidio fu inizialmente considerata plausibile, e per mesi la sua sorte rimase avvolta nel mistero.
Dopo otto mesi di silenzio, il 17 settembre dello stesso anno, Pecorelli ricomparve in Italia in circostanze altrettanto incredibili: soccorso dai carabinieri sull’isola di Montecristo, era su un gommone in difficoltà a causa del maltempo, nel tentativo di raggiungere le coste toscane. Una fuga finita nel modo più surreale, ma che sollevò interrogativi ancora irrisolti su motivazioni, complici e obiettivi.
Le autorità albanesi hanno ricostruito la messinscena come parte di un tentativo truffaldino legato a interessi economici e assicurativi. La condanna per truffa aggravata emessa in Albania ha avuto immediato riscontro anche in Italia, dove la Corte d’Appello ha ordinato la misura cautelare dei domiciliari, in attesa dell’eventuale estradizione.
I legali di Pecorelli hanno annunciato ricorso, sottolineando le peculiarità del caso e sostenendo l’inopportunità dell’estradizione. La battaglia legale, dunque, è tutt’altro che conclusa e si sposterà probabilmente sui tavoli della Cassazione e, se necessario, delle Corti europee.