Una trasformazione profonda ma silenziosa sta ridisegnando la mappa demografica dell’Umbria. Lo segnala Agenzia Umbria Ricerche (AUR), che in un focus recente ha analizzato vent’anni di dati, restituendo un quadro chiaro: la popolazione invecchia, le nascite crollano e il saldo naturale è costantemente negativo.
Il cambiamento ha inizio nel 2013, anno in cui la popolazione raggiunge il suo massimo storico con 892.742 residenti. Da allora, secondo AUR, si è avviata una fase di contrazione continua, che ha portato la regione a perdere oltre 40mila abitanti, arrivando a quota 851.954 nel 2025. Una riduzione paragonabile alla scomparsa di un intero centro urbano, con impatti diretti sul sistema economico e sociale regionale.
Il calo non colpisce in modo uniforme: si svuotano soprattutto le fasce più giovani e in età attiva, mentre gli over 65 crescono costantemente, passando dal 23% nel 2004 al 27% nel 2024. La fascia tra i 15 e i 64 anni scende di quasi tre punti percentuali, e quella tra 0 e 14 anni cala di un punto netto. L’effetto combinato di questa dinamica è un forte invecchiamento della popolazione, con conseguenze rilevanti su scuola, lavoro e servizi.
A preoccupare è soprattutto il crollo della natalità. Come sottolinea AUR, nel 2008 si è toccato il massimo con 8.271 nati, ma il numero è sceso sotto le 5.000 unità nel 2022, registrando una perdita di oltre il 40%. Dietro questa tendenza, spiega l’agenzia, c’è la riduzione strutturale delle donne in età fertile, un fattore difficilmente invertibile.
Il saldo naturale dell’Umbria è negativo da inizio millennio, con un peggioramento progressivo: dal 2015 in poi, ogni anno si contano oltre 4.000 decessi in più rispetto alle nascite, con il record negativo raggiunto nel 2022 (-6.681). Anche se nel biennio 2023-2024 si nota un lieve miglioramento, dovuto alla riduzione dei decessi post-Covid, la tendenza di fondo resta invariata.
In questo contesto difficile, il saldo migratorio rappresenta l’unico argine. AUR evidenzia come, dal 2002 al 2024, i flussi in ingresso dall’estero abbiano mantenuto un saldo positivo, salvo eccezioni nel 2015. Dopo i picchi dei primi anni Duemila, superiori a 11.000 unità, si è verificato un rallentamento, seguito da un nuovo slancio a partire dal 2022, con oltre 4.000 unità nette annue.
Sul fronte delle migrazioni interne, la regione ha registrato un saldo tendenzialmente favorevole nella maggior parte degli anni, sebbene con valori contenuti e qualche fase di leggera inversione. L’Umbria resta moderatamente attrattiva, soprattutto per la popolazione straniera, grazie alla vivibilità dei suoi centri e al tessuto urbano di piccole dimensioni.
Secondo Agenzia Umbria Ricerche, il quadro è quello di una transizione demografica irreversibile, in cui le migrazioni agiscono come elemento compensativo ma non risolutivo. La popolazione si riduce, invecchia e cambia composizione, portando con sé interrogativi cruciali per il futuro del territorio, dell’economia regionale e della coesione sociale.