La crisi del sistema sanitario regionale umbro sta assumendo contorni sempre più preoccupanti, con i sindacati che sollevano forti dubbi sulla sostenibilità delle politiche adottate dalla giunta regionale. Durante un incontro con i vertici regionali, i segretari di Cgil, Cisl e Uil hanno espresso preoccupazioni per la manovra finanziaria che la Regione dovrà approvare entro il 15 aprile, sottolineando come i cittadini non possano essere sempre chiamati a pagare per i buchi di bilancio.
La discussione ruota attorno al grave disavanzo sanitario che, secondo i dati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ammonta a circa 73 milioni di euro. Di questi, 34 milioni sono legati al disavanzo del bilancio sanitario per l’anno 2024, mentre 39 milioni sono dovuti a un fondo di dotazione negativo delle aziende sanitarie regionali. I sindacati hanno richiesto una revisione urgente del Piano sanitario regionale, ritenendo che l’attuale modello non risponda più adeguatamente alle esigenze dei cittadini.
Le preoccupazioni dei sindacati
Maria Rita Paggio (Cgil), ha sottolineato come sia fondamentale comprendere le cause che hanno portato alla situazione attuale e evitare che simili disavanzi si ripetano. Secondo Paggio, è necessario un approccio complessivo che consideri anche le liste d’attesa, la non autosufficienza e la sanità territoriale. La segretaria ha aggiunto: “Dobbiamo guardare non solo al presente, ma anche al futuro della sanità in Umbria”.
Angelo Manzotti (Cisl) ha esaminato la delibera della giunta del 21 marzo 2025, chiedendo di accantonarla e di approfondire le cause strutturali che hanno portato a un sistema sanitario passivo, lontano dalle necessità dei cittadini. “Prima di chiedere sacrifici ai cittadini, vogliamo un tavolo di trattativa per rivedere il Piano sanitario regionale”, ha affermato Manzotti, criticando la mancanza di una prospettiva di inversione di tendenza nella gestione della sanità.
Maurizio Molinari (Uil) ha espresso forti dubbi sul fatto che, in assenza di cambiamenti significativi, la manovra prevista possa essere accettata. “Non è possibile che ogni volta che c’è un buco nel bilancio si chieda il contributo dei cittadini”, ha dichiarato Molinari, ribadendo che la politica sanitaria deve essere ristrutturata con un’attenzione particolare agli investimenti pubblici.
La necessità di riforme strutturali
In un contesto economico e sanitario complesso, i sindacati sottolineano anche l’importanza di politiche fiscali più giuste e mirate, che non gravino esclusivamente sui redditi fissi. “L’unica leva disponibile per il 2025 è l’Irpef, ma dobbiamo fare attenzione che non si colpiscano i redditi che non possono essere facilmente evasi”, ha dichiarato Paggio, evidenziando la necessità di combattere l’evasione fiscale per creare un sistema più equo.
Manzotti ha ricordato che, fino a qualche anno fa, la sanità umbra registrava un bilancio positivo grazie alla mobilità attiva, ma ora il sistema è in crisi anche a causa della perdita di professionisti, causata in parte dalla mancanza di scuole di specializzazione nella regione. “Bisogna intraprendere azioni concrete per attrarre professionisti e risorse in Umbria, in modo da rilanciare anche l’economia”, ha aggiunto.
Le prospettive future
I sindacati chiedono che la Regione riprenda in mano il tema della sostenibilità fiscale e che si lavori su nuove soluzioni strategiche per garantire equilibrio finanziario senza penalizzare ulteriormente i cittadini. “Dobbiamo affrontare insieme le sfide del futuro, con un piano che tenga conto delle reali esigenze delle persone e che non aggravi ulteriormente la pressione fiscale sui lavoratori”, hanno concluso i segretari sindacali.