L’Umbria è sconvolta dalla morte di Ilaria Sula, la 22enne originaria di Terni uccisa a Roma dopo giorni di ricerche. Il suo corpo è stato ritrovato all’interno di una valigia, abbandonata in un dirupo: un’immagine agghiacciante che ha colpito profondamente l’opinione pubblica e acceso i riflettori su un’emergenza sociale che non conosce tregua. Si tratta del terzo femminicidio in Umbria in pochi mesi, segno evidente di quanto la violenza di genere sia un fenomeno trasversale, profondo e sempre più urgente da affrontare.
La presidente della Regione Umbria, insieme all’intera Giunta, ha espresso profondo cordoglio per la tragedia, affermando che la violenza sulle donne non conosce confini sociali o culturali e non può più essere tollerata. Il caso di Ilaria, hanno ribadito, dimostra come il femminicidio non sia soltanto un crimine, ma anche l’esito estremo di relazioni malsane che affondano le radici in modelli educativi distorti e diseguaglianze ancora radicate nella società.
Per affrontare questa emergenza, la Regione ha delineato una strategia articolata e urgente. Occorre potenziare i centri antiviolenza, affinché diventino veri punti di riferimento per le vittime, offrendo ascolto, supporto legale e assistenza psicologica. È fondamentale intervenire sul piano educativo, con una formazione capillare nelle scuole e nei contesti comunitari che favorisca il rispetto, l’uguaglianza di genere e la consapevolezza delle dinamiche di abuso. I giovani, in particolare, devono essere al centro di un nuovo percorso di educazione affettiva e relazionale, da troppo tempo assente nei programmi scolastici italiani.
Al contempo, chi trova il coraggio di denunciare deve essere protetto e tutelato con misure efficaci e tempestive. La Regione intende lavorare anche per garantire alle donne maggiore sicurezza economica e autonomia lavorativa, elementi spesso decisivi per poter interrompere una relazione con un uomo violento. Infine, è necessario intensificare i controlli sugli autori di violenza già noti alle forze dell’ordine e approvare leggi più incisive, in grado di funzionare da reale deterrente.
L’Assessorato regionale all’Istruzione ha sottolineato che la lotta contro la violenza passa soprattutto dalla cultura e dalla prevenzione. Bisogna partire dalle scuole, parlando ai ragazzi, insegnando loro il valore dell’affettività e del rispetto reciproco. Perché, come ha ricordato l’Assessorato, “un amore che uccide non è amore. Chi ama non possiede, non controlla, non annienta”. La battaglia contro il femminicidio, conclude la Regione, deve essere un impegno collettivo, strutturale e continuativo, che coinvolga le istituzioni, le famiglie e ogni cittadino. Solo così si potrà costruire una società in cui le donne vivano finalmente libere dalla paura.