È stato fermato con l’accusa di omicidio volontario Nicola Gianluca Romita, 48 anni, marito di Laura Papadia, la donna trovata senza vita nella loro abitazione di via Porta Fuga a Spoleto. Romita, portato nella serata di ieri nel carcere di Maiano dagli agenti del commissariato locale, è sospettato di aver strangolato la moglie al termine di una colluttazione avvenuta nelle prime ore della giornata.
Il provvedimento restrittivo è giunto al termine di un lungo interrogatorio condotto dal procuratore capo Claudio Cicchella e dal sostituto Alessandro Tana. Romita, responsabile vendite per un’azienda agricola produttrice di vini del territorio, è stato descritto come “collaborativo”, ma ciò non ha evitato il fermo.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il movente sarebbe legato a una profonda crisi di coppia, che potrebbe aver fatto degenerare la situazione fino alla tragedia. Si tratta del secondo caso di femminicidio registrato in Umbria nel 2025, un dato che allarma e scuote l’opinione pubblica.
La prima ispezione cadaverica eseguita all’interno dell’abitazione dai tecnici della scientifica e dal medico legale Federica Mezzetti ha confermato l’ipotesi iniziale: Laura Papadia sarebbe stata uccisa per strangolamento, forse dopo una violenta lite.
La donna, vicedirettrice di un supermercato di Spoleto, avrebbe compiuto 37 anni a settembre. La sua morte risalirebbe alle prime ore dell’alba, tra le 5 e le 7 del mattino, come stabilito dal medico legale, ovvero solo poche ore prima che il corpo venisse rinvenuto privo di vita nella camera da letto.
Drammatico anche il tentativo di suicidio del marito, soccorso in extremis sul Ponte delle Torri, da dove minacciava di lanciarsi nel vuoto.
Ulteriori accertamenti medico-legali saranno effettuati nelle prossime ore, poiché sul corpo della vittima sarebbero stati rilevati altri segni di violenza, la cui natura e origine devono essere ancora chiarite. Gli inquirenti, coordinati dalla dirigente della squadra mobile Maria Assunta Ghizzoni, non escludono al momento nessuna pista, pur mantenendo ferma l’accusa di omicidio nei confronti del marito.