Esaltò Tito e le foibe, Ferroni si scusa ma l’opposizione spinge per le dimissioni

Scontro politico in consiglio comunale: l'opposizione chiede la revoca di Andrea Ferroni per vecchi post sulle foibe, ma la maggioranza respinge le accuse.

A Perugia si accende la polemica politica attorno al capo di gabinetto della sindaca Vittoria Ferdinandi, Andrea Ferroni. Il caso è esploso dopo la diffusione di alcuni vecchi post sui social, in cui Ferroni ha esaltato la figura di Tito senza condannare apertamente i massacri delle foibe da parte dei partigiani jugoslavi.

In risposta alle accuse, Ferroni ha inviato una lettera ufficiale a Raffaella Rinaldi, presidente del Comitato 10 Febbraio, in cui ha ribadito il suo rispetto per la memoria delle vittime dell’esodo giuliano-dalmata e ha chiarito la sua posizione. Ha sottolineato che le sue parole non volevano giustificare le violenze avvenute sul confine orientale tra il 1943 e il 1945, riconoscendo la tragicità degli eventi e l’importanza di un ricordo condiviso.

Tuttavia, la minoranza in Consiglio comunale ha giudicato insufficienti le spiegazioni di Ferroni e ha chiesto una seduta pubblica per discutere la revoca del suo incarico. La richiesta, avanzata durante una riunione congiunta della Seconda e Quarta Commissione, è stata però respinta a maggioranza, applicando il regolamento comunale che impone la seduta a porte chiuse quando si trattano questioni riguardanti persone o soggetti giuridici.

L’opposizione insiste: “Serve un confronto trasparente”

Dopo la seduta, i consiglieri di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Progetto Perugia e Perugia Civica hanno tenuto una conferenza stampa nell’atrio di Palazzo dei Priori, ribadendo la necessità di una discussione pubblica. Riccardo Mencaglia (FdI) ha contestato la chiusura della seduta, sostenendo che Ferroni non sia un semplice dipendente comunale, ma una figura politica legata all’amministrazione e quindi soggetta a un confronto più aperto.

Anche Margherita Scoccia (FdI) ha sottolineato come la vicenda riguardi direttamente il ruolo pubblico di Ferroni e non solo una questione privata. L’opposizione, pur riconoscendo la partecipazione dell’amministrazione comunale alla commemorazione ufficiale del 10 Febbraio, ha ribadito che le dichiarazioni passate di Ferroni restano un problema politico e ha chiesto un approfondimento in una nuova seduta.

La maggioranza difende Ferroni: “Strumentalizzazione politica”

Dall’altro lato, la maggioranza ha respinto le critiche, accusando l’opposizione di strumentalizzare la vicenda per fini politici. Lorenzo Ermenegildi Zurlo (Pd) ha dichiarato che la discussione sulle foibe è stata strumentalizzata, sottolineando che Ferroni ha già chiarito la sua posizione e ha organizzato la commemorazione ufficiale del Giorno del Ricordo.

Riccardo Vescovi (Anima Perugia) ha difeso la scelta della seduta a porte chiuse, sostenendo che la tutela della persona viene prima del dibattito pubblico: “Anche se non fosse stato Ferroni, avremmo applicato la stessa regola per evitare la gogna mediatica”.

Anche Antonio Donato (M5S) ha ribadito la necessità di rispettare il regolamento comunale, invitando l’opposizione a concentrarsi su problemi concreti della città, invece che su questioni ideologiche. Lorenzo Falistocco (Avs) ha espresso la stessa posizione, sottolineando che la politica dovrebbe focalizzarsi su temi come sicurezza, sviluppo economico e manutenzione urbana.

Uno scontro destinato a continuare

Nonostante il rifiuto della richiesta di una seduta pubblica, l’opposizione sembra intenzionata a proseguire la battaglia politica su Ferroni. L’ipotesi di un nuovo confronto in Consiglio non è esclusa, mentre la maggioranza cerca di archiviare la vicenda come un dibattito secondario rispetto alle priorità della città.

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