I sindacati degli inquilini in Umbria – Sunia Cgil, Sicet Cisl, Uniat Uil e Unione Inquilini – tornano a chiedere con forza una riforma della legge regionale 23/2003 sull’edilizia residenziale sociale, ritenendola ingiusta e discriminatoria. La richiesta arriva in risposta alla proposta di modifica avanzata dall’assessore regionale alle politiche abitative, Fabio Barcaioli, con l’obiettivo di superare alcune criticità normative.
Secondo i sindacati, il sistema attuale non garantisce il diritto alla casa a tutti coloro che ne avrebbero realmente bisogno. In Umbria, infatti, si stima che per soddisfare la domanda servirebbero almeno 2.000 nuovi alloggi pubblici, mentre oltre 1.000 appartamenti Ater risultano chiusi perché in attesa di manutenzione (dati aggiornati al 31 dicembre 2023).
Le richieste dei sindacati: stop a norme discriminatorie
Le organizzazioni sindacali accolgono positivamente le modifiche proposte dalla Regione, sottolineando però che non si tratta di concessioni politiche, ma di atti dovuti. Le modifiche riguardano:
- Abolizione dell’obbligo di residenza di 5 anni per l’accesso alle case popolari, dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale;
- Eliminazione del requisito di incensuratezza per l’intero nucleo familiare, poiché la responsabilità penale è personale e non può ricadere su tutti i componenti della famiglia;
- Cancellazione del criterio di impossidenza di immobili all’estero, poiché impossibile da verificare, con conseguente rallentamento delle graduatorie.
Un confronto pubblico con la Regione
I sindacati non si accontentano di queste modifiche e chiedono un tavolo di confronto con la Regione per elaborare nuove politiche abitative più efficaci. Inoltre, sfidano il Consiglio delle Autonomie Locali (Cal) e le forze di opposizione a un confronto pubblico, dopo che il Cal ha espresso parere consultivo negativo sulla riforma.
“Chi si oppone a questi cambiamenti deve assumersi la responsabilità di spiegare ai cittadini perché difende norme ingiuste e incostituzionali”, dichiarano i rappresentanti sindacali, sottolineando che la riforma della legge non è un’operazione politica di parte, ma una necessità per garantire equità e giustizia nel sistema di assegnazione degli alloggi Erp.