Un incontro denso di emozioni e riflessioni quello che si è svolto sbaato mattina a Umbertide, nell’ambito dell’iniziativa “Il piacere di leggere”, organizzata dall’Associazione culturale FulgineaMente. Protagonista della giornata è stato Gino Cecchettin, padre di Giulia, la giovane vittima di femminicidio per mano dell’ex fidanzato, Filippo Turetta. L’uomo ha parlato agli studenti del Liceo Da Vinci
“Siamo qui per portare un po’ di Giulia”, ha esordito Cecchettin, raccontando il senso della Fondazione nata in memoria della figlia. “Il messaggio che Giulia portava era fatto di altruismo e amore. Noi vogliamo fare lo stesso, educando all’affettività e combattendo la violenza di genere”.
Nel corso dell’incontro, Cecchettin ha parlato del suo libro “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia”, scritto insieme a Marco Franzoso, un’opera che rappresenta una lettera aperta a sua figlia, ma anche una testimonianza per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza contro le donne. “Penso di non scrivere altri libri”, ha spiegato, “ma con la Fondazione stiamo valutando un compendio di disegni o un volume dedicato alla violenza di genere”.
Dal dolore all’impegno sociale
Nonostante il peso di un dolore inimmaginabile, Cecchettin ha trovato la forza di trasformare la sua tragedia in un impegno concreto per il cambiamento. “Quando leggevo storie di femminicidio, ne rimanevo colpito, ma pensavo che non mi riguardassero. Credevo che, avendo una famiglia solida, fossi immune. Ma non è così: nessuno di noi lo è, perché la prevaricazione riguarda tutta la società”.
Accanto al tema della violenza di genere, Cecchettin ha condiviso anche ricordi intimi della sua famiglia, come i momenti passati a tavola con la moglie Monica e i figli Elena, Davide e Giulia. “Monica voleva che ci sedessimo insieme, senza televisione, per parlare e stare uniti. Giulia era la figlia perfetta, Elena è brillante e determinata, Davide è sempre pronto a scherzare”.
“Essere gelosi è da stupidi”
Uno dei messaggi più forti della giornata è stato rivolto ai giovani presenti: “La gelosia non è amore. Un mio professore diceva che è il sentimento più cristallino della stupidità, perché se ami una persona e ti fidi di lei, non devi essere geloso. La vera essenza dell’amore è la fiducia, non il possesso”.
Gli studenti hanno seguito con attenzione e partecipazione, applaudendo più volte l’intervento di Cecchettin. Martina Marcucci, professoressa del Dipartimento di Lettere, ha sottolineato l’importanza di questi incontri: “I ragazzi hanno letto il libro con grande sensibilità. Spesso giudichiamo i giovani con superficialità, ma oggi hanno dimostrato di essere il futuro che speriamo”.
Anche il dirigente del Campus, Fabrizio Bisciaio, ha ribadito il valore del dialogo familiare: “Non possiamo trincerarci dietro scuse come la mancanza di tempo. Parlare tra noi, condividere le fragilità, è fondamentale per affrontare le difficoltà della vita”.
L’incontro si è concluso con un messaggio di speranza e impegno: trasformare il dolore in un motore di cambiamento, per una società più consapevole, rispettosa e libera dalla violenza di genere.