Fa ricorso contro la Usl Umbria 1 e vince: “Discriminato nelle cure perchè rumeno”

Un senzatetto romeno ottiene dal tribunale il diritto all’assistenza sanitaria, creando un importante precedente giuridico.

Un uomo di quasi 68 anni, affetto da una malattia progressiva e senza fissa dimora, è riuscito a ottenere l’accesso alle cure mediche nonostante l’ostacolo normativo che fino ad ora glielo aveva impedito. L’Umbria, infatti, è una delle poche regioni italiane a non aver ancora applicato l’Accordo Stato-Regioni del 2012, che garantisce assistenza sanitaria ai cittadini comunitari indigenti. Grazie al supporto dell’associazione Avvocato di strada di Perugia, il tribunale civile ha riconosciuto il suo diritto alle cure, in quello che è stato definito un caso di «discriminazione sanitaria» destinato a fare scuola. Nè dà conto Il Messaggero.

La storia riguarda Ioan (nome di fantasia), da anni malato di una patologia irreversibile e ospite del dormitorio di via del Favarone. L’assenza di cure adeguate ha peggiorato il suo quadro clinico, lasciandolo con due sole alternative: recarsi in Toscana o nelle Marche per ricevere assistenza, o tornare in Romania affrontando un viaggio insostenibile di quasi 5.000 euro tra trasporto in ambulanza e supporto medico.

Secondo Nunzia Parra, volontaria di Avvocato di strada, il problema nasce dal mancato rilascio del codice ENI (Europeo Non Iscritto), che esclude i cittadini comunitari indigenti dai servizi sanitari regionali, lasciandoli unicamente con l’accesso al pronto soccorso. Una situazione che ha costretto molti di loro a cercare cure fuori regione, dando vita a un vero e proprio “turismo sanitario regionale”. Parra ha sottolineato come questa pratica «calpesti i valori fondanti del nostro Stato di diritto», essendo motivata solo da ragioni di contenimento della spesa pubblica.

Di fronte all’urgenza del caso, e dopo un confronto con il reparto di Medicina interna dell’ospedale di Perugia e i servizi sociali del Comune, è stato presentato un ricorso contro la Asl Umbria 1. Il giudice Giampaolo Cervelli, della sezione Lavoro, ha stabilito che l’azienda sanitaria deve garantire al paziente la continuità terapeutica nelle strutture territoriali competenti, garantendogli le cure necessarie senza ulteriori ritardi.

L’udienza per la comparizione delle parti è fissata per il 27 febbraio, ma nel frattempo Manuel potrà finalmente ricevere l’assistenza che gli era stata negata.

Parra ha evidenziato il paradosso giuridico della vicenda: mentre gli stranieri extracomunitari hanno diritto per legge all’assistenza sanitaria, i cittadini comunitari ne restano esclusi in assenza di un intervento delle autorità locali. «Il tempestivo intervento della magistratura del lavoro perugina costituisce una conquista di civiltà», ha dichiarato l’avvocato, auspicando che le istituzioni si attivino per evitare il ripetersi di simili ingiustizie.

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