Nessun passo indietro da parte di Sagemcom, che ha confermato la procedura di licenziamento collettivo per i 40 lavoratori impegnati nella produzione di contatori del gas. La decisione è emersa durante il confronto di martedì mattina tra i vertici dell’azienda e la Fiom-Cgil, unico sindacato rappresentato nella vertenza, seguito dal delegato Riccardo Cuccolini.
Lo sciopero e il presidio
In risposta alla decisione dell’azienda, la Fiom-Cgil ha proclamato otto ore di sciopero per giovedì 30 gennaio, con un presidio davanti ai cancelli della fabbrica. La protesta si concentra sulla mancata disponibilità di Sagemcom ad attivare la cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione, con l’azienda decisa a smantellare definitivamente la produzione nello stabilimento umbro.
Proposte economiche ritenute irricevibili
Durante l’incontro, Sagemcom ha avanzato una prima proposta economica per gli incentivi all’esodo, ma questa è stata definita irricevibile dalla Fiom-Cgil. La discussione sugli scenari di ricollocazione dei lavoratori è ancora in fase di stallo, e al momento non sono emerse soluzioni concrete.
I prossimi passi della vertenza
La trattativa proseguirà il 7 febbraio, con le parti impegnate a trovare un accordo entro i 45 giorni previsti dalla procedura. In caso di mancata intesa, interverrà la mediazione della Regione per cercare di evitare il peggio per i lavoratori.
Le richieste dei lavoratori
La Fiom-Cgil continua a chiedere soluzioni alternative ai licenziamenti, tra cui l’attivazione di ammortizzatori sociali come la cassa integrazione straordinaria. L’obiettivo è garantire un futuro lavorativo ai dipendenti o, almeno, condizioni di uscita più dignitose rispetto a quanto proposto finora.