Allarme lavoro a Perugia: calo delle assunzioni nel 2025 e mancano anche la metà dei profili richiesti

Crisi del mercato del lavoro in Umbria: oltre 16mila assunzioni previste nel 2025, ma il 55,7% delle posizioni resta vacante. Perugia fa segnare un calo a cui si aggiunge il problema della mancanza di candidati qualificati.

Secondo l’ultimo dossier dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, l’Umbria si conferma la regione italiana con il più alto tasso di difficoltà nel reperire personale qualificato. Tra gennaio e marzo 2025, le imprese umbre prevedono 16.580 nuovi ingressi nel mondo del lavoro, con un incremento dell’1,6% (260 in termini assoluti)  rispetto allo stesso periodo del 2024. Ma nel 55,7% dei casi sarà difficile trovare i profili richiesti, contro una media nazionale del 49,4%.

“Si tratta di uno dei paradossi del nostro mercato del lavoro – sottolinea l’ufficio studi della Cgia –. Il lavoro ci sarebbe pure, ma le figure professionali necessarie, purtroppo, non si trovano”. Questo problema, che coinvolge tutta Italia, sembra raggiungere in Umbria il suo apice, dove la difficoltà di reperimento del personale è una delle più alte del Paese.

I numeri del fenomeno a  Perugia

Perugia fa segnare una previsione  di 110 assunzioni in meno. Tra gennaio e marzo 2025, le imprese locali prevedono 12.820 contro le 12940 dello stesso periodo dell’anno scorso. Il dato colloca Perugia al 62.posto tra le province italiane per numero di ingressi previsti,

Il problema principale, non solo in Umbria, resta l’incapacità di coprire le posizioni aperte. Come evidenziato dal dossier della Cgia, “secondo gli imprenditori italiani, tra il 2017 e l’inizio di quest’anno, la percentuale di difficoltà nel reperire personale è più che raddoppiata. Se otto anni fa erano il 21,5% degli imprenditori a lamentare difficoltà, oggi la soglia è salita al 49,4%. In Umbria, questa percentuale è ancora più elevata, arrivando al 55,7%”.

Le cause: meno giovani e popolazione attiva in declino

Le difficoltà delle imprese umbre, secondo la Cgia, sono legate a fenomeni strutturali che coinvolgono tutto il Paese, ma che in Umbria risultano particolarmente accentuati. Tra i fattori principali troviamo il calo della popolazione giovanile e l’invecchiamento demografico. “Il numero dei giovani presenti nel mercato del lavoro è in costante diminuzione – si legge nel rapporto –. La fascia di età 25-34 è passata da circa 8,5 milioni di persone nel 2004 ai 6,2 milioni attuali”.

Questo fenomeno non riguarda solo i giovani. Anche la fascia d’età 35-49, che rappresenta uno zoccolo duro della forza lavoro, è diminuita sensibilmente negli ultimi dieci anni. “Se nel 2014 i residenti in questa fascia erano oltre 14 milioni, oggi sono meno di 11,5 milioni, con la previsione di scendere sotto i 10 milioni entro il 2040”.

Secondo la Cgia, questa riduzione della popolazione attiva rappresenta una minaccia concreta per il futuro delle imprese. “Gli imprenditori manifestano una crescente preoccupazione per la mancanza di personale, che è ormai percepita come un problema maggiore rispetto agli effetti di una nuova crisi economica, che comunque si sta diffondendo in buona parte dell’Unione europea”.

Una crisi che colpisce tutti i settori

Le difficoltà nel reperire personale qualificato non riguardano un solo settore, ma sono trasversali. La Cgia evidenzia che “il problema coinvolge in particolare le professioni tecniche e specializzate, dove la domanda è alta, ma l’offerta non è in grado di soddisfare i bisogni del mercato”. Per questo motivo, anche in presenza di contratti a tempo indeterminato, molte imprese si trovano nell’impossibilità di assumere.

Una sfida per il futuro

Il paradosso del mercato del lavoro italiano, con posti disponibili ma impossibili da coprire, richiede interventi urgenti per invertire la tendenza. Secondo gli esperti, è necessario investire nella formazione professionale e promuovere politiche demografiche capaci di sostenere il rinnovo della popolazione attiva. Senza un cambio di passo, il rischio è che le opportunità lavorative non sfruttate si trasformino in una zavorra per la competitività del sistema economico.

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