Si è svolta oggi presso la Corte di Cassazione, a Roma, l’udienza relativa al ricorso presentato dalla difesa di Davide Pecorelli, imprenditore tifernate noto come il “Naufrago di Montecristo”. L’obiettivo era contestare la sentenza della Corte d’Appello di Perugia che aveva disposto l’estradizione verso l’Albania. Come riporta Umbria 24, la pubblica accusa, dal canto suo, ha chiesto la conferma della decisione di secondo grado. I giudici della Sesta sezione penale si sono riservati di decidere; il verdetto potrebbe arrivare entro la serata.
Le accuse e il mandato d’arresto albanese
La decisione oggetto del ricorso è legata a un mandato di cattura emesso dal Tribunale di Puke, in Albania, che accusa Pecorelli di reati quali truffa, simulazione di reato, profanazione di tombe e incendio. Tra i capi di imputazione, spicca l’accusa di truffa per il mancato pagamento di un noleggio auto, già risarcito dall’imprenditore, secondo quanto dichiarato dalla difesa. Anche il reato di profanazione di tombe è stato contestato: Pecorelli avrebbe ricevuto delle ossa umane da un sacerdote locale, ma mancherebbero prove di una profanazione diretta.
I punti di forza della difesa
Gli avvocati Massimo Brazzi e Andrea Castori hanno evidenziato questioni centrali come il principio della doppia incriminazione e il rischio di trattamenti inumani in caso di estradizione. Secondo la difesa, non tutte le accuse contro Pecorelli sarebbero configurabili come reati secondo la legge italiana. Ad esempio, in Italia il reato di truffa sarebbe già estinto, mentre il possesso non autorizzato di ossa umane comporterebbe una sanzione amministrativa e non una pena detentiva.
Un altro aspetto centrale riguarda le condizioni carcerarie in Albania. La difesa ha citato rapporti del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura e sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che hanno evidenziato situazioni di sovraffollamento, degrado strutturale e carenze nell’assistenza sanitaria nelle prigioni albanesi. Tali criticità configurerebbero un rischio concreto per l’integrità fisica e psicologica di Pecorelli, qualora venisse estradato.
La posizione della pubblica accusa
La pubblica accusa ha difeso la sentenza della Corte d’Appello di Perugia, ritenendo validi i presupposti legali per l’estradizione. Ha inoltre sottolineato che le accuse mosse a Pecorelli in Albania trovano corrispondenza con reati previsti anche dal sistema penale italiano.