Poche assunzioni nel settore della gestione operativa a fronte dei molti addii tra cessazioni e pensionamenti. Si accende sul nuovo accordo di uscita anticipata volontaria dei lavoratori prossimi alla pensione la frizione tra Cgil e la partecipata che fornisce il servizio idrico in provincia di Perugia, Umbra Acque.
In queste settimane, le organizzazioni sindacali hanno avviato un confronto con l’azienda, su proposta di quest’ultima, per valutare la possibilità di sottoscrivere un accordo per l’uscita anticipata dei lavoratori prossimi alla pensione. Nonostante la Filctem Cgil abbia dichiarato di essere disposta a firmare l’accordo, come già avvenuto in passato, ha voluto sollevare delle riflessioni sulla prospettiva futura che l’azienda intende dare alla partecipata.
“Da tempo diciamo, in tutte le occasioni, che per la Cgil il ruolo delle partecipate è un ruolo strategico di sviluppo del territorio”, dichiarano Euro Angeli, segretario generale della Filctem Cgil di Perugia, e Simone Pampanelli, segretario generale della Cgil di Perugia. “Non sono soltanto aziende che vendono servizi, come molti vorrebbero, ma sono in primo luogo degli strumenti economici e industriali che possono mettere a terra fattivamente i progetti e lo sviluppo del territorio che gli enti locali disegnano dentro una dialettica politica e di partecipazione con le proprie comunità. Per fare questo però occorre che la mission sia anche quella di custodire gelosamente le professionalità ed il know-how acquisito negli anni. Purtroppo, a queste sollecitazioni non abbiamo avuto risposta.”
La direzione aziendale di Umbra Acque, partecipata da 38 comuni della provincia di Perugia, ha scelto di non rispondere alle richieste del sindacato, che rappresenta la maggior parte dei lavoratori aziendali (oltre 100 persone. Il sindacato, in particolare, ha sollevato preoccupazioni legate all’aumento delle esternalizzazioni di attività operative verso terzisti, e ha chiesto di conoscere i risultati occupazionali raggiunti con gli accordi precedenti (dal 2018 a oggi).
“I dati parlano chiaro”, spiegano Angeli e Pampanelli. “Su 104 uscite tra cessazioni e pensionamenti, 54 (più della metà) hanno interessato operai della gestione operativa, mentre su 154 assunzioni soltanto un quarto sono state destinate a questo settore”. Proprio in virtù di questi dati, la Filctem Cgil, insieme alla Camera del Lavoro di Perugia, ha deciso di non firmare l’accordo, chiedendo più tempo per avviare un dibattito con l’azienda e con i lavoratori coinvolti.
Nonostante il sindacato abbia sollevato queste problematiche, la direzione aziendale, avvalendosi del consenso delle altre organizzazioni sindacali, ha deciso di proseguire con la procedura, inviando la documentazione agli organi competenti (INPS, ITL, Regione Umbria), creando così una frattura nelle relazioni industriali.
“Facciamo anche notare,” concludono Angeli e Pampanelli, “che in un momento di difficoltà come questo, il Cda ha deliberato l’aumento dei propri compensi. E rispetto a una strategia di ‘cerca perdite’, finalizzata a ridurre sprechi e inefficienze economiche, hanno scelto di cedere l’attività in subappalto, finanziata dal PNRR. Ad oggi non ci sono evidenze migliorative di questa scelta, e i risultati non vanno nella direzione auspicata per ridurre le tariffe a carico degli utenti”. La Cgil, infine, ribadisce che l’acqua è un bene pubblico ed un diritto per tutti, e deve essere gestita rispettando i lavoratori che “con responsabilità e professionalità cercano di risolvere le problematiche e le inefficienze acuite negli ultimi anni”.
Per queste ragioni, la Cgil ha annunciato che promuoverà un incontro con tutte le istituzioni (i comuni rappresentano il 60% della proprietà di Umbra Acque, mentre Acea detiene il 40%) a partire dalla sindaca di Perugia, che rappresenta la quota di maggioranza relativa (30%) della società.